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La Cgil: «Le assunzioni fatte non sono per niente sufficienti»

donatella francesconi

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La ripresa dell’emergenza Covid-19 impone uno sguardo lungo su un sistema sanitario tanto in affanno da far scrivere alla Cgil-Funzione pubblica della provincia di Lucca che «oggi non è pensabile chiudere l'attività chirurgica, ridurre l'attività oncologica, cardiologica, come fu fatto nel primo periodo Covid». Per questo, continua la nota diffusa a firma della segretaria generale della categoria, Lorena Maggiolo, «Crediamo che debba essere fatta una corretta verifica delle richieste di servizi attualmente presenti e di quali nuovi sia necessaria l'apertura, di quanto personale necessiti, affinché i lavoratori possano garantire le risposte ai bisogni della cittadinanza, che non sono solo legati al Covid». Quindi, continua il sindacato, «potenziamenti dei posti letto delle terapie intensive, delle degenze Covid, dei Pronto soccorso, delle attività territoriali (drive through, Usca, igiene pubblico, Cure intermedie, assistenza domiciliare integrata». Potenziamento che necessita ulteriore personale. Perché, secondo la Cgil-Fp, i numeri parlano chiaro: «L'azienda sanitaria Toscana Nord Ovest ha fatto assunzioni, ma attualmente non risultano sufficienti ai bisogni presenti all'interno di molti servizi e delle attività che devono essere implementate».

Il dato più significativo tra quelli riportati nella nota del sindacato riguarda le assunzioni di medici: in tutta la Asl che comprende anche il territorio della Versilia e si estende da Massa a Livorno, hanno smesso di lavorare in 147 medici e ne sono stati assunti 99. E non va meglio sul fronte dei tecnici sanitari: per 117 che hanno cessato il rapporto di lavoro con la Asl, ne sono stati assunti 82.

«Ricordiamo», sottolinea la Cgil, «che nella prima fase dell’emergenza Covid vi è stata l'apertura di nuove attivitaà (Usca, checkpoint, pre-triage, cure intermedie), ancora presenti. Ed il personale nuovo assunto è impegnato in queste attività».

Inoltre, così si conclude la nota, «non è di secondo piano anche l'attività di tracciamento e delle risposte dei tamponi eseguiti (mancano tecnici sanitari di laboratorio ed una strumentazione adeguata)».

E da ultimo, ma certo non per importanza, mette in evidenza il comunicato dalla Cgil-Funzione pubblica, «purtroppo sono presenti molti lavoratrici/ori positivi al Covid in un numero elevato circa 150».

Oggi prevale l’emergenza sanitaria che chiede risposte rapide ad una sanità che sembra sempre più confinare ai margini il resto delle patologie. Ma la crisi ai tempi del virus non può non comportare - ad emergenza terminata - un nuovo sguardo complessivo, conti alla mano, sull’organizzazione delle risorse a disposizione della mastodontica macchina del Sistema sanitario nazionale. —

donatella francesconi

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