Il Tirreno

Versilia

lutto 

Addio a Drimonas macellaio storico di via Versilia

Franco A. Calotti
Addio a Drimonas macellaio storico di via Versilia

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FORTE DEI MARMI. C’era un tempo una Forte dei Marmi che non era più il Forte, ma che non era ancora neanche Vittoria Apuana. Era la zona di via Versilia, che nelle curiose geometrie cittadine era un po’come un quartiere a sé, tant’è che quando i vigili erano pochi, lì comunque uno ci stazionava sempre e anche se non c’erano le ville di oggi, c’erano i negozi a presidiarla: verso mare la Poldina con i suoi alimentari, e sul lato monte di via Mazzini il Drimonas con la sua macelleria, prima sul versante di Viareggio dove c’era una piccola latteria e poi, nella sua sede storica a ponente della strada, allorché il padre comprò tutta la proprietà. Giorgio Drimonas, scomparso all’età di 92 anni, lì creò quella che tutti hanno sempre considerato la più bella e fornita macelleria del paese.

Era ancora dinamico e nonostante l’età, anche nei giorni scorsi girava con la sua bicicletta. Poi una crisi cardiaca gli è stata fatale. Sicuramente Giorgio era stato il più noto macellaio del Forte: aprì ventiquattrenne la sua prima bottega di carni, nel lontano 1952, e poi l’aveva presidiata fino a poco prima del 2005, quando assieme ai figli decise di chiudere i battenti. Una macelleria che al Forte era famosa per le sue carni e per la sua bellezza: una vera boutique che la domenica, inondava il marciapiede dei profumi degli spiedi che richiamavano i fortemarmini e tanti villeggianti. Giorgio era un uomo che si era fatto da solo, riservato, serio, generoso e grande lavoratore. Con quel cognome ereditato dal padre, un greco di origine americana, grande navigatore, che era stato affondato durante la Seconda guerra mondiale in Giappone e aveva fatto lo sbarco di Normandia e che un giorno, aveva conosciuto la mamma di Giorgio a Glasgow e di lì a breve si erano ritrovati in Versilia. Giorgio Drimonas aveva anche avuto la perdita prematura di una figlia, Monica, in età giovanissima, un dolore che per un genitore non si supera mai veramente. Amante dello sport e della vita all’aria aperta, quando non era dietro il suo bancone ad affilare coltelli e a tagliare bistecche amava ritirarsi allo Strinato dove aveva la sua vigna che era l’altra metà del suo mondo. Negli anni Settanta era stato anche dirigente dell’U. S. Forte dei Marmi. Poi aveva lasciato il macello di via Versilia ai figli Marco e Massimo che nel 2006 lo trasformarono definitivamente in uno dei più noti ristoranti del Forte, Il Rosmarino. —

Franco A. Calotti

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