Sicurezza
Finisce in carcere la compagna di Johnny lo Zingaro
È stata arrestata ieri mattina a Pistoia dalla polizia Giovanna Truzzi ha vissuto per molti anni a Pietrasanta
pietrasanta
Sapeva tutto. Sapeva che non aveva la minima intenzione di tornarsene in carcere alla fine del permesso premio. Tant’è vero che la sera prima era andata lei con vestiti e oggetti personali per portarli nell’abitazione dove il compagno di sarebbe rifugiato dopo l’evasione. Questo almeno secondo il giudice delle indagini preliminari. Fatto sta che ieri mattina Giovanna Truzzi, la compagna di Johnny lo Zingaro, è stata arrestata. La donna per molti anni ha vissuto a Pietrasanta. Gli investigatori della Squadra mobile di Pistoia – assieme ai poliziotti del Servizio centrale operativo di Roma e del Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria – sono andati a prenderla nell’area di Buggiano allestita con bungalow in cui vivono diverse famiglie di etnia Sinti dove adesso vive dopo il soggiorno versiliese. Notificandole l’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal gip di Sassari.
Giovanna Truzzi, 61enne italiana di origini sinti, è, come detto, la compagna di Giuseppe Mastini, 60 anni, ergastolano conosciuto appunto come “Johnny lo Zingaro”, evaso il 5 settembre dal carcere di massima sicurezza di Sassari, senza rientrare da un permesso premio alla casa famiglia diocesana “Don Giovanni Muntoni”, dove i due erano stati insieme.
La donna è accusata del reato di procurata evasione insieme a tre sassaresi, anche loro arrestati ieri, che avrebbero favorito e protetto la latitanza del Mastini, catturato dieci giorni dopo in una casa nelle campagne tra Sassari e Sorso dalla polizia. Da allora le indagini erano proseguite con l’obiettivo di individuare, tra le persone che in quel periodo avevano avuto rapporti con lui, quelle che l’avevano aiutato a far perdere le sue tracce. Tra loro, secondo investigatori, procura e gip, anche la sua compagna.
Dopo che il compagno aveva, come d’obbligo, firmato in questura a Sassari, il 5 settembre la donna lo avrebbe accompagnato lei stessa nel rifugio in località Zinziodda, dove, la sera precedente, aveva portato gli effetti personali presi dalla casa famiglia dove aveva trascorso insieme i giorni del permesso premio. E lì gli avrebbe dato anche il proprio cellulare da utilizzare, per rendere più difficili le ricerche.
La Truzzi aveva intenzione di chiedere la grazia al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella per il suo Johnny , condannato all’ergastolo per due omicidi, un sequestro e venticinque rapine. E con alle spalle pure sette evasioni (anche da Pianosa). La compagna dello Zingaro aveva affidato al "Tirreno" la sua supplica in un'intervista rilasciata un paio di mesi fa. L'avevamo incontrata a Buggiano, fuori da una manciata di bungalow in cui vivono alcune famiglie sinti (tra cui il figlio). Aveva pianto, si era commossa a più riprese. Una sofferenza per ogni istante trascorso separati. I due erano poco più che bambini quando si conobbero, a Roma, tutti e due figli di giostrai. Prima la "fuitina", poi un periodo trascorso insieme, in casa dei genitori. Infine la separazione voluta dalle famiglie.
«Eravamo troppo giovani, dicevano - aveva raccontato la donna - Johnny impazzì, mi amava follemente. E cominciò a cacciarsi nei guai». Guai non di poco conto, sia chiaro. E una sequela di reati che causarono una scia di sangue e gli valsero l'ergastolo: tra i più gravi, l'omicidio dell'autista di tram Vittorio Bigi, a Roma, nel 1975.
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