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Il Comune chiede la Tari poi ammette l’errore ma non sfugge alle spese
La prima Commissione tributaria ha condannato al pagamento nonostante la chiusura del contenzioso
viareggio
Questa volta a soccombere di fronte ai giudici tributari di Lucca è direttamente l’Ufficio tributi del Comune di Viareggio, che ha ereditato dalla società “ICare” il servizio. Eredità che a sua volta “ICare” aveva ricevuto dalla Viareggio Patrimonio dichiarata fallita. Ed è proprio un pagamento dei tempi della Patrimonio - una Tari 2014 - quello che ha visto contrapposti da una parte l’avvocato Sara Gemignani, per il contribuente, e dall’altra il collega Valerio Pardini, al quale pure si affidava “ICare”. La somma richiesta - così si legge nella sentenza datata 27 ottobre scorso, emessa della prima sezione della Commissione tributaria, presidente Valentino Pezzuti- ammontava a 659,97 euro, ed era stata pagata in due rate, alle quali si era aggiunta l’integrazione prevista quell’anno, pari a 167,58 euro. Il 28 settembre 2019, però, era arrivato l’avviso di accertamento.
«Il Comune non ha ritenuto di venire in mediazione», spiega l’avvocato Gemignani, «e solo pochi giorni prima dell’udienza in commissione tributaria ha prodotto l’annullamento dell’atto che, però, non è stato notificato né a me come difensore e neppure all’interessato».
Il Comune di Viareggio - si legge nella sentenza - «con memoria del 14 ottobre ha confermato quanto sostenuto dalla ricorrente, producendo l’annullamento dell’accertamento impugnato e chiedendo, dunque, che il giudizio venga dichiarato estinto per cessata materia del contendere».
Un tentativo - sottolinea l’avvocato Gemignani - di non subire la condanna alle spese. Che, invece, è puntualmente arrivata per l’Ente pubblico. «Le spese seguono la soccombenza», scrivono i giudici tributari, i quali aggiungono: «Non risultano ragioni per la loro compensazione». Qualche centinaio di euro - 440, oltre rimborso forfettario ed accessori di legge - comunque a carico dei cittadini, così come lo è stato per tutte le sentenze perse da “ICare”in materia di legittimità ad operare sul fronte tributi in base al Decreto Madia (vedi articolo a lato in questa pagina).
In queste settimane - segnalano i cittadini - stanno arrivando richieste di arretrati, soprattutto in materia di pagamenti Imu: «Mi è arrivata da pagare Imu con multa e sono residente prima casa e divorziato», racconta uno dei destinatari degli avvisi recenti. «È arrivata anche a me ed è un errore», spiega un’altra destinataria: «Bisogna andare all’Ufficio tributi per farlo correggere».
La scorsa settimana -è un’altra voce - «è arrivata anche a me, per 1.700 euro, relativa all’anno 2016. Ma sono andato all’Ufficio tributi e hanno cancellato tutto dicendomi che è un errore del ufficio». —
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