Gioco
Una persona rara chi lo ha conosciuto ne faccia tesoro
IL RICORDO
L’impatto con la locandina del Tirreno di oggi (ieri per chi legge) fuori dall’edicola non poteva essere più devastante: se ne è andato Massimo Colombi. Sapevo, come un po’ tutti gli appassionati di basket, della sua malattia e del suo peggioramento recente, e quindi anche che prima o poi sarebbe avvenuto quello che è avvenuto, ma la notizia è stata per me devastante.
Spesso quando succedono tragedie simili si usa, e si abusa, la retorica, tradotta nei paroloni: solare, eccezionale, favoloso. Massimo non era descrivibile in nessuna di queste parole o forse in tutte messe insieme: era una persona rara che faceva dell’umiltà la sua dote principale.
Mi legava a lui un’amicizia strana: ci vedevamo molto di rado, ma quando, per vari motivi, lo facevamo era come se ci fossimo visti il giorno prima.
Grazie alla mia passione per il giornalismo, l’ho seguito spesso, prima da giocatore, e poi da allenatore, e tra noi c’è sempre stata una stima reciproca, fatta di cose chieste “per favore” e “se puoi”.
Per due estati consecutive presso il talk-show del Teatro Estate ho avuto come ospite Marco Sodini, coach ora a Capo D’Orlando in serie A2 ma già a Cantù in A1: e Massimo era lì ad ascoltare il suo amico fraterno, che immancabilmente lo salutava e coinvolgeva nelle sue “lezioni” di basket.
E poi il “campetto” dietro il Palazzetto, il Torneo al Pitagora, e potremmo andare avanti per molto tempo. Era, come si dice spesso nel calcio, un predestinato alla panchina della pallacanestro, già un allenatore quando era ancora giocatore.
La mia speranza è che chi ha avuto modo di stargli vicino sappia far tesoro della sua personalità. Le parole di Alfredo Bonuccelli pubblicate sul giornale sono il ricordo più bello e sincero. Massimo Colombi ci mancherà tanto, potete stare tranquilli.
Francesco Borraccini
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