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Riapertura di cava Ceragiola Seravezza dice no a Pietrasanta

Luca Basile
Riapertura di cava Ceragiola Seravezza dice no a Pietrasanta

Braccio di ferro tra le due amministrazioni sull’estrazione di marmo dal sito Pd: c’è il rischio di impoverimento delle frazioni di Solaio e Castello 

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PIETRASANTA

Riaprire cava Ceragiola sopra Solaio? No, grazie. Firmato Comune di Seravezza che vede come fumo negli occhi l'ipotesi di ridare vita, da parte dell'amministrazione Giovannetti, all’estrazione di marmi da ornamento. Ipotesi inserita nel nuovo strumento urbanistico. Seravezza che con Pietrasanta condivide confini e viabilità per la cava: da qui il braccio di ferro fra le due amministrazioni.

«Non è uno scherzo, ma triste realtà il fatto che la maggioranza di destra pietrasantina voglia consentire di riaprire l’attività estrattiva dei marmi della Cava Ceragiola/Colloreta utilizzando, la viabilità di accesso alla cava stessa che ricade sul territorio di Seravezza. Per questo, recentemente, si è tenuto un incontro tra i due Comuni al quale erano presenti amministratori e tecnici. Secondo quanto previsto dal Piano regionale cave della Toscana la riapertura dell’attività estrattiva dovrebbe avvenire - fanno sapere Nicola Conti e Matteo Sanna, Pd - con attività in galleria e con una quantità massima estraibile di 60mila metri cubi. Che significano 165mila tonnellate, 100mila tonnellate di marmo carrabile, 4mila camion e quindi circa 8 mila passaggi per i prossimi dieci anni. Tutto questo senza tenere conto che l’attuale carico veicolare è già sotto esame da parte di Arpat che ha chiesto a Seravezza un piano di risanamento acustico per il centro cittadino e che anche a valle, zona Corvaia, la viabilità è già ampiamente congestionata. Ma il vero peso ambientale e acustico ricadrà tutto sulla zona compresa tra Solaio e Castello, che dovrà subire un brusco e inatteso ritorno ad una situazione ormai superata da decenni e non sostenibile allo stato attuale visto che tutta la valle è ormai, da anni, riqualificata come zona residenziale dalla elevata vivibilità e qualità della vita. Questa ripresa di attività estrattiva in un luogo che ha radicalmente mutato la sua vocazione nel corso degli ultimi trenta anni comporterà un impoverimento per le due frazioni: per chi affitta le case, per chi svolge attività di B&B, per chi esercita la ristorazione - precisano Conti e Sanna - per chi vuole godersi una vita tranquilla in mezzo alla natura. Questa zona ha oggi una sua connotazione, che non può essere distrutta per favorire un’attività il cui beneficio sarebbe in mano a pochi, senza alcun ritorno per la comunità che invece non vedrà nulla di buono, ma solo disagi, danni paesaggistici e ambientali». —



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