Il Tirreno

Versilia

Gasperini (Yoseikan): «Un errore fermare tutto, lo sport è prevenzione»

Elena Torre
Gasperini (Yoseikan): «Un errore fermare tutto, lo sport è prevenzione»

Il mondo delle arti marziali messo in ginocchio dalla nuova stretta. Parla lo storico maestro viareggino di karate 

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La storia

Viareggio

C’è anche il karate - e più in generale le arti marziali - fra le discipline sportive maggiormente colpite dalla seconda ondata del coronavirus. “Ho appreso la decisione di chiudere le palestre con rabbia e sconforto – dice Juri Gasperini titolare e insegnante dello Yoseikan - perché arrivata in un momento in cui non ci aspettavamo di dover nuovamente chiudere. Erano stati stilati nuovi protocolli rispetto a quelli ai quali già da giugno ci stavamo attenendo in maniera scrupolosa e ci eravamo prontamente adeguati».

Forte sconforto e avvilimento per lui e per chi come lui lavora nel settore dello sport: una decisione arrivata dopo che in primavera era già stato messo a dura prova tutto il settore e che ha comportato per tutti importanti investimenti per ripartire in conformità con le norme di sicurezza. «Questa, per chi fa il mio lavoro è piena stagione – continua Gasperini - chi fa le leggi non tiene conto del mondo delle palestre che in questi mesi ottobre, novembre e dicembre delinea tutto l’andamento dell’anno. Durante il lockdown, a parte contributi scarsi dati ai collaboratori sportivi, le associazioni hanno avuto unicamente la possibilità di accedere a finanziamenti a tassi agevolati, senza nessuna erogazione di contributi a fondo perduto».

La palestra Yoseikan come molte altre già a marzo aveva reagito offrendo didattiche alternative per sostenere i ragazzi con videocorsi di tutte le attività in modo da mantenere coesione nel gruppo e proseguire le attività. «La ripresa a giugno per tutti –racconta ancora Gasperini- per tutti è stata in salita perché al mancato il guadagno e si sono aggiunti i mesi più difficili per le palestre con le bollette mai fermate e i contributi da pagare. Ma alla nuova stagione siamo ripartiti di slancio e abbiamo investito ancora per ripartire. Dopo questa nuova chiusura la reazione dei ragazzi è stata di enorme sconforto anche perché tra noi ci sono persone abituate allo sport che sanno cosa significa mantenersi in forma, quanto sia importante per mantenere il proprio equilibrio psico-fisico e che private di questo aspetto vanno in difficoltà».

Al mancato guadagno, agli investimenti per garantire la sicurezza, all’assenza di interventi concreti a sostegno di queste realtà si aggiungono altri problemi. «C’è anche la questione dei pagamenti già ricevuti – spiega Juri- pagamenti che dobbiamo gestire, chi prende certe decisioni non tiene conto del fatto che le associazioni devono rendere conto ai propri associati. Senza considerare le minacce per un mancato adeguamento ai protocolli e un ultimatum assurdo quando invece già da giugno avrebbero dovuto dare una stretta ai controlli alle varie realtà e sanzionare chi non era in regola invece di mettere tutti in unico calderone. Le attenzioni nel mondo sportivo sono sempre state rivolte verso quegli sport che muovono interessi più grandi, gli sport dilettantistici vengono considerati come l’ultima ruota del carro e chi lo deve gestire non ha minima idea di come funzioni, è un mondo che si basa tantissimo sul volontariato. Qui si sta fermando tutto il mondo sportivo senza considerare che probabilmente lo sport è un mezzo di prevenzione Privare bambini e adolescenti dello sport – conclude - come attività di prevenzione per la propria salute, come attività di socializzazione e benessere psicologico è un crimine». —



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