Il Tirreno

Versilia

per il recupero dei pazienti contagiati 

Riapre anche in Riabilitazione il reparto Covid

m.t.
Riapre anche in Riabilitazione il reparto Covid

Da ieri mattina tornano operativi 4 posti, ampliabili fino a 14 Il primario Posteraro: assistenza post-terapia intensiva e anche per ictus e fratture del femore

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viareggio

Ha riaperto ieri mattina anche il reparto Covid della Riabilitazione del Versilia, chiuso a fine giugno dopo che l’ultimo paziente era stato dimesso. Era l’ultimo reparto Covid dell’ospedale che aveva cessato l’attività e che ora riparte, seguendo i letti già riattivati in Area medica e Terapia intensiva. È il segnale, l’ennesimo, che l’ospedale è pronto ad assistere un nuovo flusso di malati. Tanti o pochi, è presto per dirlo.

«Al momento – dice Federico Posteraro, primario di Riabilitazione – abbiamo attivato 4 posti, operativi 24 ore su 24: sono ampliabili a 14 in caso di escalation dell’epidemia. Possiamo ospitare pazienti provenienti dalle Rianimazioni dell’intera Asl Nordovest, quindi versiliesi e non. Ma anche persone che hanno avuto altri tipi di problematiche, come la frattura del femore e l’ictus, che sono positivi al tampone e quindi rischierebbero di perdere il trattamento riabilitativo tempestivo. La nostra – prosegue Posteraro – continua a essere l’unica riabilitazione Covid in Toscana e tra le poche in Italia: una struttura simile, per fare un esempio, esiste al San Raffaele a Milano».

La Riabilitazione per contagiati dal virus che uscivano da settimane di Terapia intensiva è stata un’esperienza innovativa e profonda per tutto il personale. Che ora si prepara, con il coraggio che lo ha contraddistinto e che continua ad animarlo, alla seconda ondata.

«La seconda ondata – dice il primario – è quantitativamente simile alla prima, ma qualitativamente e clinicamente diversa. Almeno per il momento non ci aspettiamo tanti malati dalle Rianimazioni. Ad oggi iniziamo con pazienti meno gravi: la pressione sulle Terapie intensive è bassa e quindi i primi casi sono legati a disabilità acute di persone Covid asintomatiche, ma contagiose. Ci stiamo, comunque, preparando con gli eventuali 14 letti. A primavera l’apertura di questo reparto ha dimostrato una cosa: attivare una riabilitazione Covid significa alleggerire le terapie intensive e sub-intensive, nel nostro caso di oltre 1.100 giorni di degenza. Se questi malati non fossero venuti da noi, sarebbero rimasti in Rianimazione perché non potevano certo essere dimessi».

In questi giorni il primario, oltre a riorganizzare il lavoro, ha puntato sull’aspetto emotivo. «I colleghi erano emotivamente molto carichi a primavera; adesso si sa a cosa si va incontro e questo non è facile. La risposta del nostro personale, però, è stata ottima, in quanto tutti i medici, infermieri, operatori sociosanitari, fisioterapisti e così via si sono resi conto dell’utilità di ciò che facciamo e hanno già esperienza. Sappiamo che se non lo facevamo noi non lo poteva fare nessuno. In questo momento dobbiamo gestire 3 reparti, il codice 75 (gravi cerebrolesioni), il codice 56 (riabilitazione intensiva per i negativi al virus) e la riabilitazione Covid. Di fatto è un turno in più di lavoro, anche se la somma complessiva dei letti è la stessa. Ma il personale c’è ed è pronto». —



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