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Il Parco raddoppia le sanzioni alle cave non in regola
L’ente ha approvato il regolamento sulle sospensioni che porta le multe fino a un massimo di 7.600 euro
seravezza
Chi viene sorpreso a estrarre marmo in galleria dove non doveva e non ripristina, subito, il danno fatto, adesso dovrà pagare una maxi sanzione. Lo ha deciso il Parco delle Alpi Apuane che ha approvato un nuovo regolamento sui procedimenti di sospensione e riduzione in pristino, raddoppiando di fatto le sanzioni previste.
Che sono di due tipi, spiegano dal Parco. «Ci sono gli abusi ordinari che vengono fatti in area contigua (ossia le zone in prossimità dei confini del parco, ndr)» per cui è prevista una sanzione di 800 euro che con, il nuovo regolamento, viene portato a 1. 600. E «l’altra è per difformità alle valutazioni di impatto ambientale e alle valutazioni di incidenza che devono essere rilasciate dal parco». In questo caso è prevista una sanzione di 3mila euro a cui si aggiungono gli 800 dell’abuso ordinario e diventano 3.800 che, raddoppiati, salgono a 7. 600. Questa è la sanzione che rischia oggi chi intraprende un’attività estrattiva non a norma.
Cambiano inoltre le modalità per la riduzione in pristino. «Nel caso di difformità rilevate in tratti di galleria estrattiva, che stabiliscono l’unica via d’accesso al momento presente ad altri cantieri sotterranei regolarmente autorizzati – si legge nel regolamento approvato dal consiglio del Parco presieduto da Alberto Putamorsi –, la riduzione in pristino può essere realizzata in due tempi distinti, a condizione che non esistano o siano prossimi all’esaurimento ulteriori volumi estraibili, anche esterni, secondo il piano di coltivazione approvato». In questo caso, la riduzione in pristino può essere attuata secondo un progetto autorizzato che preveda: a)una prima fase con interventi di prima sistemazione, comunque propedeutici all’assetto finale, che non impediscano il temporaneo passaggio di uomini e mezzi da e verso i cantieri sotterranei non difformi e retrostanti; b)una seconda fase di completamento successivo degli interventi di definitiva e non più rimovibile sistemazione finale, «secondo le linee guida e le istruzioni tecniche degli atti generali d’indirizzo del settore uffici tecnici, da completarsi entro e non oltre tre anni dall’ordinanza, dando così tempo all’esercente l’attività estrattiva di realizzare bypass o accessi alternativi ai cantieri retrostanti l’area inibita per difformità, oppure reimpostare l’escavazione in altri cantieri a cielo aperto o in sotterraneo, senza fruire dell’area difforme». —
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