Gioco
No a un nuovo conteggio del numero delle vittime dell’eccidio di Sant’Anna
I figli dei superstiti contro l’iniziativa avallata dal Parco della pace «Si riaprirà una ferita mai cicatrizzata in chi è sopravvissuto»
STAZZEMA
«Dopo così tanti anni come si fa a ricostruire con esattezza quante furono le vittime della strage del 12 agosto 1944? Allora quel è il motivo di questa operazione?», si domandano i figli dei superstiti di Sant’Anna. «Di certo, così si riaprirà una ferita mai cicatrizzata e si urterà la sensibilità nostra e soprattutto dei pochi sopravvissuti ancora in vita». È di pochi giorni la notizia che l’Istituzione Parco nazionale della pace e il comitato scientifico presieduto dal professore di storia Paolo Pezzino hanno deciso di incaricare uno studioso per definire in modo più esatto possibile - ma «mai esaustivo», hanno spiegato - il numero dei civili morti sotto le armi dei nazifascisti. Decisione che ha però fatto arrabbiare diversi familiari dell’Associazione martiri. «Vanno piuttosto rispettati i sentimenti delle persone: è un argomento delicato e toccarlo è riaprire la ferita di chi è ancora in vita» spiega Andrea Pellegrini, nipote di Massimo Pellegrini e Cesira Paridini, Medaglia d’oro al merito civile. «Come è possibile farlo oggi, a distanza di oltre 70 anni? Bisogna fidarsi di chi fu lì in quel momento e contò 560 vittime: oggi, a quelle persone grazie alle quali Sant’Anna rialzò la testa non possiamo dire che contarono male».
La figlia di Enio Mancini (altra figura esemplare per Sant’Anna) invece spiega che ciò che era necessario dimostrare, a livello storico, è già stato fatto con il processo al tribunale militare di La Spezia. «Lì si è fatta finalmente luce sulla verità dei fatti avvenuti a Sant’Anna, quello che sta avvenendo oggi è solo pretestuoso», dice Luisella Mancini. Che in realtà, seppur contraria al conteggio dei caduti, non è arrabbiata con il comitato scientifico ma con un libro uscito di recente e che probabilmente è stato la scintilla che ha portato il Parco nazionale della pace a voler fare chiarezza.
Il libro – “L'eccidio di Sant'Anna di Stazzema. Nomi e luoghi delle vittime” – è stato scritto a 4 mani, e un autore è l’ex sindaco di Seravezza Lorenzo Alessandrini. Quest’ultimo è un politico notoriamente di destra, che in tanti ricordano anche per la mostra a Palazzo Mediceo – “L’uomo della provvidenza” – sull'iconografia del Duce; esposizione che provocò una grande manifestazione a Seravezza, capeggiata da Anpi, Comune di Stazzema e Rifondazione Comunista. «Uno studio storiografico può anche essere interessante - aggiunge Luisella Mancini - ok ci siamo resi conto che ci sono nomi sbagliati così come la cifra delle vittime, ma usare queste vicende non va bene».
Un’altra contraria è Orietta Bottari, figlia di un santannino sopravvissuto alla prigionia all’Elba, e fra i primi che ricostruì Sant’Anna. Il monumento ossario si trova nella proprietà di Orietta, che è nata alla Vaccareccia, luogo simbolo della strage. «Non vorrei fare polemica ma talvolta ce le tolgono di bocca. Gli storici dovrebbero fermarsi di fronte ai nostri sentimenti. I soldi sarebbe meglio che venissero spesi per le tante piccole e grandi cose che c’è ancora da fare per questo luogo». —
Tiziano Baldi Galleni
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