Italia
Pubblicata una monografia su Renato Santini, fu allievo di Lorenzo Viani e Guttuso
Viareggio
È uscito in libreria scritto dal giornalista, scrittore e regista Adolfo Lippi un libro su Renato Santini, una dei maestri della pittura viareggina e non solo. Il libro è stato edito per la collana “I profili” della tipografia l'Ancora in una serie che comprende anche le biografie dei carristi del carnevale Morescalchi e Sergio Baroni.
Renato Santini, allievo di Lorenzo Viani e sodale di Renato Guttuso, fu un artista che visse tutte le più importanti successioni dell'arte contemporanea, dall'espressionismo al realismo della nuova figurazione al materico, senza mai abbandonare, con assoluta fedeltà, la propria ideologia che fu quella di rappresentare nei quadri e nelle opere del Carnevale, le cose semplici, gli straccali del mare, le conchiglie abbandonate, le donne dei marinai, le forme in gesso per la cartapesta. Per questa sua fedeltà egli divenne celebre per la critica nazionale che spesso si occupò di lui negli anni '60 in poi, quando gli organizzarono mostre importanti tra Firenze, Roma, Milano sotto l'ala protettrice di Guttuso che in quegli anni era il dominus della pittura realista.
Ma Santini, fin dai tempi della giovinezza, quando appena abile disegnatore e Viani lo scelse come allievo, non si lasciò tentare dalla pittura narrativa, dalla pittura di racconto, come Viani la produceva magnificamente espressionista. Erano gli anni del primo Dopoguerra quando la pittura era chiamata a celebrare prima le grida rivoluzionarie degli anarco-socialisti, imperanti nella darsena viareggina, eppoi, con la trasformistica conversione di Lorenzo Viani medesimo, gli “eja-eja” delle masse fasciste, arrapate di potere.
Santini che - come altri intellettuali viareggini: il poeta Luca Ghisellli, il pittore Mario Marcucci, lo scrittore Mario Tobino - preferiva appartarsi in lunghe solitarie camminate sulla marina di levante, era lontano dalle chiamate propagandistiche, che in arte volevano significare l'illustrazione della ideologie. E proseguiva e proseguì a dipingere i residui della vita, i poveri microcosmi della battigia, vedendo in essi metaforicamente la realtà degli umili, degli emarginati. Con ciò, grazie a Viani, partecipò sia ad una grande mostra agli Uffizi (che gli acquistarono il quadro) sia al “Premio Cremona” di cui ha potuto scrivere di recente Vittorio Sgarbi.
Cambiati i tempi, dopo la seconda guerra mondiale e dopo la Liberazione, emergendo uomini nuovi quali i pittori Eugenio Pieraccini, Fausto Maria Liberatore e il politico Francesco Malfatti (più volte deputato del Pci) tutti approdati a Roma, Santini, loro compagno di idee, ebbe modo di conoscere Renato Guttuso, il principe dell'arte italiana, conquistatore di importanti gallerie e di critici illustri.
A Guttuso l'arte di Santini, quest'arte povera su soggetti “emarginati”, piacque parecchio e lì iniziò il suo fortunato pellegrinare nelle esposizioni e nelle pagine dei giornali.
Santini fece anche l'uomo di cinema, partecipò come attore a due film, il “Pinocchio” di Guardone e “Angiò uomo d'acqua” di Brissone e per altri film, uno addirittura “Il principe delle volpi” con Tyrone Power, fece le scenografie. Quest'applicazione gli fu consentita dalla sua costante partecipazione al carnevale e alla costruzione dei carri. Santini, allievo di D'Arliano, per anni infatti costruì carri e realizzò mascherate, vincendo anche numerosi premi. L'artigianato della cartapesta gli si addiceva poiché ne sentiva il richiamo familiare del padre ch'era stato scalpellino.
Però il successo in pittura, arrivato con la maturità, lo costrinse a lasciare i carri, senza abbandonare le amicizie e le amicali combriccole dei festaioli, e lo condusse a mostre esemplari, una delle più magnifiche e complete voluta dal Comune di Viareggio a palazzo Paolina.
Nel libro si esplora con documenti e fotografie (ben coordinate da Beppe Bertuccelli e impaginate da Mario Niccolai) le vicende di una generazione di viareggini, quasi tutti nati dopo gli anni '10 del secolo scorso, che seppe uscire dalle maglie del provincialismo e imporsi della cultura nazionale; questo anche grazie al “Premio Letterario Viareggio” e alla vicinanza degli intellettuali fiorentini, quali Parronchi, Piero Santi, Romano Bilenchi, Pier Carlo Santini, che seppero riconoscere in Renato Santini e Mario Marcucci dei pittori di caratura universale.
Che si aspetta a dare a Lorenzo Viani, loro insuperabile insegnamento, una rivalutazione internazionale? —
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