Il Tirreno

Versilia

la città che cambia 

Agolini: i laboratori artistici non possono più stare in centro

Luca Basile
Agolini: i laboratori artistici non possono più stare in centro

Il patron della Fonderia Mariani commenta la notizia della costruzione di appartamenti nello spazio che ospitava lo studio Cervietti

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PIETRASANTA

Appartamenti alla Polveriera, appartamenti là dove c’era lo studio Lapis, appartamenti alla Corte Lotti. E chissà quale sarà l’epilogo del già studio Sem di via Sant’Agostino, nicchia di una tradizione artigiana che non trova più spazio nel centro storico pietrasantino. Botteghe e laboratori, salvo rarissime eccezioni, hanno ormai abbandonato – l’ultimo in ordine cronologico è appunto la Polveriera che chiuderà nei prossimi giorni, ndr – le mura cittadine e i suoi dintorni lasciando spazio a residenze di lusso.

«Dispiace, fa tristezza, ma non darei la colpa alla politica, in questo caso, anche se in altri contesti avrebbe potuto fare di più. È una questione di normative, tutto qui: le botteghe artigiane non possono più stare nel centro storico». Adolfo Agolini, anima di riferimento della Fonderia Mariani di via Tre Luci, è osservatore privilegiato: negli ultimi 40 anni ha infatti collaborato alle opere dei più grandi artisti di sempre: Botero, Cascella, Giò Pomodoro, Theimer, Mitoraj, Adami. Giusto per citare alcuni degli oltre 500 scultori con cui ha avuto a che fare. «I criteri di rumorosità e la presenza della polvere sono in contrasto con le normative di riferimento. Anche un piccolo studio, all’interno delle mura cittadine, deve sottostare a restrizioni che ne impedirebbero una normale attività. Una volta era diverso: regole diverse, contesti diversi. Oggi se la rumorosità è oltre una certa soglia il residente di turno si mette a protestare – e probabilmente ha ragione a farlo – e poi ecco intervenire l’Asl. In poche parole quello che si poteva fare fino all’inizio del nuovo millennio ora non è più fattibile. Un’epoca si è conclusa».

Ma ad Agolini questo centro storico generoso per bar e ristoranti piace fino a un certo punto. «Sia chiaro, niente contro ristoratori e compagnia. Anzi. E neppure contro le tante gallerie d’arte che sono un segnale, credo importante, dei tempi, ma non mi convince questa immagine di una Pietrasanta ancorata a un’eccessiva movida serale: non va bene. Serve equilibrio. Non dimentichiamoci che questa città è conosciuta ovunque per la sua maestra artigianale». Che, a parere di Agolini, resta di altissimo livello. «Sì, anche se non ci sono più i laboratori artistici nel centro città. Però con la promozione siamo indietro: è qui che la politica è carente così come siamo carenti noi artigiani nel farci sentire tutti insieme, nel proporci, nel sollecitare l’amministratore comunale di turno a valorizzare un marchio che era e resta unico».

Agolini fu fra i promotori di una cittadella del marmo da realizzare dalle parti dell’ex Pio Campana. «Quando si capì che la presenza – spiega il patron della Fonderia Mariani – delle realtà artigianali nel centro storico non sarebbe andata avanti a lungo si pensò a questo spazio per accogliere e affittare capannoni di modeste dimensioni destinati a quelle botteghe intenzionate a ricollocarsi non distanti da Pietrasanta. C’erano le premesse per realizzare questo progetto, ma proprio la politica non fu capace di concretizzarlo. Il Portone? È stato un altro tipo di investimento: era stato pensato per le aziende artigiane, ma poi fra lungaggini burocratiche, tempistiche non rispettate e mercati mutevoli ha diversificato – e aggiungo giustamente a quel punto – la tipologia delle aziende pronte a investire. E infatti oggi, a parte poche eccezioni, è un’area dove trovi di tutto, meno che una proposta caratterizzante della nostra Pietrasanta. In poche parole non abbiamo più una vetrina, ma il nostro nome, il nostro prestigio, non sono in discussione: non disperdiamo questo grande valore». —

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