Gioco
Fanghi delle cartiere sparsi nei campi: imprenditori e consulenti rinviati a giudizio
Tra i venti imputati il dirigente di Gaia Francesco Di Martino e l’amministratore delegato di Sea Risorse Alberto Corsetti
VIAREGGIO
I primi fatti contestati risalgono al 2014. È di questi giorni invece la notizia del rinvio a giudizio - il processo inizierà a febbraio in Tribunale a Pisa - delle persone coinvolte nello smaltimento illecito di fanghi di derivazione industriale delle cartiere della Lucchesia ma impiegati come ammendanti in agricoltura. Un’inchiesta che fece scalpore, a cui ne sono susseguite altre dello stesso tenore e che hanno dimostrato come l’iter seguito per lo spandimento sia sempre lo stesso. Nel settembre del 2016 l’inchiesta aveva portato agli arresti domiciliari sei imprenditori: cinque residenti a Lucca e uno a Padova. La Procura di Firenze aveva notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 59 persone. Erano state al centro dell’inchiesta anche 20 aziende, perlopiù operanti nel settore del trasporto e della lavorazione dei rifiuti speciali.
l’Udienza
Nei giorni scorsi il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Firenze, dottor Gianluca Mancuso, ha preso in esame le richieste di non luogo a procedere avanzate dai difensori per la quasi totalità dei soggetti coinvolti, e una richiesta di giudizio con rito abbreviato.
Rinviati a giudizio
Uno degli imprenditori finiti sotto indagine, Federico Del Carlo, è stato prosciolto, l’autotrasportatore Carlo Tuccillo è stato assolto. Quest’ultimo risulta legale rappresentante di una ditta di autotrasporti di Benevento che all’epoca dei fatti aveva una base a Reggello (Firenze). Per gli altri imputati il processo di primo grado inizierà a Pisa il 22 febbraio 2021.
La storia
Il caso scoppiò nel settembre 2016 con un’operazione della Dda di Firenze e coinvolse l’agricoltura dell’Alta Valdera e i proprietari di terreni che avevano acconsentito allo spandimento dei fanghi di derivazione di scarti di lavorazioni industriale. La Procura contesta due milioni e mezzo di ingiusto profitto derivato dalla presunta gestione abusiva dei fanghi di depurazione contenenti sostanze pericolose o inquinanti derivanti da cicli industriali incompatibili con il reimpiego in agricoltura.
Le zone coinvolte
I fanghi, secondo le accuse, furono spacciati come fertilizzanti e destinati a circa 800 ettari di terreni anche coltivati a graminacee nelle zone tra Peccioli, Palaia, Lajatico, Crespina Lorenzana, Fauglia, Montaione, Casciana Terme Lari, Capannoli e Cascina (Comuni ora pronti a chiedere i danni). In tutta la provincia pisana si tratta di una pratica che è abbastanza diffusa anche se di recente alcuni sindaci hanno cominciato a vietare lo spandimento dei fanghi.
Lunga indagine
Il pm Giulio Monferini aveva chiesto il rinvio a giudizio per venti persone, a vario titolo individuate tra gestori degli impianti di spandimento, di trattamento, i trasportatori, i responsabili degli impianti di depurazione produttivi di fanghi per l’agricoltura. Alle indagini aveva lavorato sia la Guardia di Finanza che la Forestale, con l’intervento dell’Arpat. La Procura poi ha chiesto il rinvio a giudizio per gli imprenditori Felicino Del Carlo e il figlio Federico Del Carlo, entrambi di Lucca e conosciuti a Vicopisano e nel Pisano più in generale per le attività della Delca; Alessandro Salutini della Cd Green, nato a Pontedera e residente a Porcari; Giuseppe Franco, palermitano, titolare dell’azienda Pieri Ecologia di Altopascio; Gianni Pagnin, di Padova; Alessia Pagnin, 40 anni, di Padova; Glenda Luise e Mauro Luise, imprenditori della provincia di Padova; Mario Crepaldi, imprenditore veneto legato all’azienda Coimpo; Carlo Tuccillo e Andrea Casella della Geal di Capannori; Francesco Di Martino, di Viareggio, dirigente di Gaia spa; Andrea De Caterini e Ettore Mauro Fabbri della Geal di Lucca; Alberto Corsetti di Viareggio, ad di Sea Risorse; Gerardo Francesco Garruto e Marcello Ennio Trebino, di Genova; Michele Del Corso, di Livorno; Ermanno Biemmi e Federico Ansaldi del Consorzio Torrente Pescia.
veleni nei campi di grano
Scarti industriali altamente tossici sarebbero stati smaltiti senza essere trattati e poi dispersi nell’ambiente anche tramite l’incenerimento. Inoltre, fanghi nocivi sarebbero stati riversati in terreni di aziende agricole poi destinati alla coltivazione di grano. —
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