Il Tirreno

Versilia

Addio a Beppe Susini, uno dei primi ristoratori

Luca Basile
Addio a Beppe Susini, uno dei primi ristoratori

Amico e collaboratore del Tirreno, aveva ereditato dal padre la passione

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PIETRASANTA. «Cosa ci scriviamo domani sul Tirreno? ». Ogni volta che, complice il suo eterno peregrinare nel centro storico, ti imbattevi in Giuseppe "Beppe" Susini, l’incipit del dialogo era sempre lo stesso. «Che si scrive, ragazzo? ». Già perché Beppe, scomparso all’età di 92 anni, apparteneva alla grande famiglia del nostro giornale, avendo collaborato per decenni alla diffusione di materiale pubblicitario relativo alla testata. Ma in realtà Beppe Susini è stato molto di più, nella sua lunga vita: un uomo dall’ironia straordinaria, dal sorriso ad incorniciare un volto familiare per tante anime pietrasantine, con quel salutare sempre per primo, con la notizia sussurrata e un fare educato e intriso, al tempo stesso, di sarcasmo, che lo rendevano unico. Beppe Susini è stato uno dei primi e autentici ristoratori di Pietrasanta, a partire dagli anni’50-60 quando nel cuore pulsante del centro storico trovavi solamente due attività: il Gatto Nero e il ristorante "da Mario", con vista su piazza Duomo. Già, Mario Susini, babbo di Beppe, da cui ereditò la passione per la cucina, il rapporto elegante e confidenziale con la clientela. Erano gli anni in cui gli artigiani uscivano dal lavoro e a pranzo sorseggiavano un bicchiere di vino per poi tirare giù favolose acciughe marinate.

Al declinare degli anni’60 Beppe Susini, sempre in simbiosi con l’amore della sua vita, la moglie Renata - scomparsa alcuni anni fa - aprì Il Marzocco, lungo l’omonima via: nicchia culinaria dove come vicini di tavoli potevi trovare Giò Pomodoro, Sem, un più giovane Fernando Botero e tutti coloro che con la polvere di marmo hanno inchiostrato di storia la Piccola Atene. «Anni meravigliosi: quelli che racchiudevano la vera anima di Pietrasanta: il babbo e la mamma - racconta la figlia Anna - sono rimasti dietro al banco del Marzocco fino ai primi anni’90, poi decisero di passare la mano. E allora lui, che nel frattempo aveva fatto amicizia con gli ispettori della diffusione del Tirreno, cominciò a collaborare: gadgets, cappellini, ancora prima le tovagliette su cui mangiare con impresso il nome del giornale. E poi la sua auto con su scritto sempre il nome del Tirreno a fare da scorta alle tante corse ciclistiche di cui era un grande appassionato. Era un uomo straordinariamente attaccato alla vita e lo è stato fino all’ultimo: dietro quei sorrisi, quelle sue battute, celava in realtà turbamenti mai sopiti, di cui non voleva parlare». A 16 anni Beppe Susini venne trascinato dai nazisti in piazza Statuto e da lì catapultato in Germania, in un campo di prigionia: ci rimase due anni. «Un periodo che lo aveva segnato. Ma che al tempo stesso - ricorda la figlia Anna - lo aveva portato ad apprezzare ulteriormente la vita, le persone». Lo vedevi parlare con la gente della sua età e un attimo dopo con i giovani: del resto chi non ha scambiato una battuta con "Beppe il Susini" almeno una volta? Anche perché lui percorreva, in lungo e in largo, il centro storico ogni giorno. E lo ha fatto, accompagnato, fino a che ha avuto un minimo di respiro. Nella sua piazza Duomo, andando a comprare il suo Tirreno, rispondendo con una delle sue mille battute, ad ogni saluto. Con in dote il sorriso della persona perbene. Un abbraccio, caro Beppe. E grazie.

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di Redazione web