La protesta
I consiglieri indagati chiedono di riavere i cellulari sequestrati
Dati, Garibaldi e Ghiara assicurano: «Nulla da nascondere, totalmente estranei» .
Brocchini: «Ora si capisce che la mia denuncia non era una mossa politica»
MASSAROSA. «Non abbiamo niente da nascondere, siamo totalmente estranei alle accuse». È l’ora della trincea per i consiglieri comunali Sisto Dati, Mascia Garibaldi e Lorenzo Ghiara, indagati per istigazione alla corruzione dopo la denuncia del collega Giovanni Brocchini. Che ha accusato loro e altre due persone – l’ex consigliere comunale Luca Morgantini e Stefano Allegri, anche loro indagati – di avergli offerto del denaro e una carriera politica, pur di far cadere il sindaco Alberto Coluccini.
Dati, Ghiara e Garibaldi, tramite il loro avvocato Riccardo Carloni, hanno fatto ricorso al tribunale del Riesame contro il sequestro dei cellulari. «I consiglieri – si legge in una nota – hanno prontamente collaborato con gli inquirenti, consegnando i propri cellulari, perché non hanno niente da nascondere in una vicenda penale rispetto alla quale dichiarano la loro assoluta estraneità alle accuse ipotizzate. Si attende, con estrema fiducia, l’esito delle indagini, nella piena consapevolezza della correttezza e serietà dei propri atteggiamenti».
La ricostruzione dei carabinieri, a cui la Procura di Lucca ha affidato le indagini dopo la denuncia di Brocchini a luglio, è questa. I cinque indagati avrebbero fatto la “proposta” più volte a Brocchini: 6-7.000 euro e un avanzamento della carriera politica se il consigliere comunale della lista Civica Massarosa non si fosse presentato al consiglio decisivo per l’approvazione del bilancio del Comune, che com’è noto era appesa a un filo. L’obiettivo, secondo gli inquirenti, era far cadere l’amministrazione in carica. Il tutto – secondo quanto riferiscono dall’Arma – era avvenuto non solo tramite telefonate dirette, ma anche in incontri personali con Brocchini. Uno di questi sarebbe avvenuto in un bar di Bozzano, con contorni non ben definiti: ci sono voci, infatti, che l’offerta sarebbe avvenuta in un clima goliardico.
Ma a queste voci non crede, ad esempio, il sindaco Coluccini: «Quanto accaduto non si può ridurre a una burla», ha detto. Citando anche il particolare, riferito dagli inquirenti, che «in occasione di un incontro tra alcuni degli indagati ed il consigliere Brocchini quest’ultimo era stato quasi perquisito, per accertare che non avesse qualche sistema di registrazione nascosto con il quale avrebbe potuto registrare ciò che gli proponevano». Sta di fatto che Brocchini si è rivolto subito ai carabinieri per denunciare il fatto e poi lo ha rivelato pubblicamente, facendo scoppiare un putiferio.
Ora il diretto interessato la vede così: «È finalmente emersa la verità, né più né meno – dice Brocchini – ovviamente non conosco i dettagli dell’indagine che ha fatto seguito alla mia denuncia, ma ringrazio le forze dell’ordine che evidentemente si sono adoperate in tempi rapidi per confermare il mio esposto. In molti – prosegue – hanno creduto che la mia denuncia non fosse sostenuta da fatti reali, che fosse solo una mossa politica: oggi finalmente mi sento tutelato da queste maldicenze. Da parte mia c’è sempre e solo stata la volontà di denunciare un fatto molto grave. Adesso – conclude il consigliere – spero solo che dopo l’ottimo lavoro delle forze dell’ordine anche la magistratura faccia altrettanto e porti fino in fondo questa vicenda». —
(ha collaborato Gabriele Buffoni)
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