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Un gruppo di surfisti ripulisce gli scogli e il molo di Viareggio

Gabriele Noli
Un gruppo di surfisti ripulisce gli scogli e il molo di Viareggio

I “Figli dell’Oceano” si sono ritrovati per un pomeriggio ecologico In poche ore hanno raccolto trenta sacchi di plastica, rifiuti e mascherine

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VIAREGGIO. Si chiamano “Sons of the ocean”, figli dell’oceano. Ma loro si prendono cura di tutto ciò che è blu. E dei suoi dintorni. C’è voluto l’intervento di questo gruppo di surfisti per ripulire gli scogli del molo, divenuti – per l’ennesima volta – una discarica a cielo aperto a causa dell’inciviltà umana.

Li ha chiamati a raccolta Alessandro Dini, tra i pionieri della disciplina in Italia, sino a farsi conoscere e apprezzare in ogni angolo di mondo. Si sono ritrovati nel tardo pomeriggio di lunedì: una ventina, viareggini per la maggior parte, più alcuni provenienti da Livorno. Una “chiamata alle armi” ritenuta necessaria non a torto, vista la distesa di rifiuti che si era venuta a creare in questi mesi in cui l’afflusso sul molo è stato incessante, tra frequentatori abituali e non.

I circa trenta sacchi neri ricolmi di materiale rimosso dagli scogli ne è la testimonianza visiva più impattante: «Abbiamo rinvenuto una quantità di plastica enorme, tra bottiglie e altro materiale – spiega Alessandro Dini, principale promotore dell’iniziativa -, ma anche moltissime lenze, alcune sempre con l’amo ancora legato».

Muniti di guanti ed una rimarchevole forza di volontà, animati dall’amore per il mare, si sono districati tra gli scogli per togliere confezioni varie utilizzati per il cibo, mascherine, pacchetti e mozziconi di sigarette. E poi ancora: la parte di un materasso, il copertone di una ruota, una sedia. «Purtroppo – prosegue Dini – ci sono troppe persone che quando mangiano godendosi il tramonto, non hanno l’accortezza di gettare i rifiuti nel cestino: li lasciano lì e se ne vanno».

Un’usanza pessima ma comune, che vanifica gli interventi di Sea (comunque troppo pochi, in relazione all’importanza, non solo simbolica, che quel luogo riveste) e dei volontari. «Servirebbero più controlli, magari delle telecamere», suggerisce Dini. Lo si è detto e scritto ormai chissà quante volte. Eppure, l’impressione – desolante – è che niente cambierà.

Godiamoci il molo ripulito, sino a quando gli incivili non ricominceranno a deturparlo. —


 

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