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Versilia

Altro che norme anti Covid Allo Scientifico si accorpa

G.N.
Altro che norme anti Covid Allo Scientifico si accorpa

Nell’anno del distanziamento forzato tagliate una seconda e una terza I genitori: «Scelta incomprensibile: così si formano pericolose classi-pollaio»

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Viareggio

I diciotto studenti della fu 2E del Barsanti e Matteucci ieri mattina hanno rimesso piede a scuola con soltanto una previsione di quelle che, per il prossimo triennio, sarebbero state le loro nuove classi. La divisione in gruppi (due da cinque e due da sei) da ricollocare nelle altre quattro terze dell’indirizzo tradizionale del liceo scientifico l’hanno impostata in autonomia con la definitiva approvazione del dirigente scolastico Andrea Menchetti nell’incontro avvenuto nel cortile dell’istituto prima che cominciassero le lezioni. I venti alunni della ex 1E, invece, già sapevano in quali sezioni sarebbero stati smistati (sei in 2A e 2C, cinque nella 2B, tre nella 2D), considerato che la riunione con una rappresentanza di genitori e studenti si era tenuta sabato mattina.

Il sacrificio delle due classi del liceo scientifico – il numero complessivo scende da 35 a 33 – imposto dall’Ufficio Scolastico Regionale e dovuto al taglio di 43 cattedre nell’intera provincia di Lucca, con la conseguente impossibilità di garantire un organico docenti stabile (non integrabile con il cosiddetto personale “Covid”, assunto sì, ma licenziabile all’occorrenza: in caso di secondo lockdown, ad esempio), ha ridisegnato i connotati delle nuove sezioni del tradizionale, ciascuna adesso composta da 28-29 ragazzi (le seconde) e 24-26 (le terze).

Un incremento paradossale per modi e tempi, in totale contrapposizione con le disposizioni anti-contagio, che hanno nel distanziamento interpersonale un imprescindibile caposaldo.

VOGLIAMO RISPOSTE

«Vogliamo conoscere le motivazioni esatte con le quali l’Ufficio Scolastico Regionale ha disposto la soppressione di due classi e soprattutto perché proprio adesso». Annalisa Pieraccini è la rappresentante dei genitori della 2ªE. O meglio, era. Perché ora quella classe non esiste più. Sua figlia e gli altri 17 alunni che ne facevano parte si sono dovuti adeguare, subendone per primi le conseguenze, ad una decisione difficile da comprendere, figurarsi da accettare. «I ragazzi si sono dimostrati molto maturi, organizzando in autonomia la suddivisione dei gruppi. A quell’età non è affatto scontato: noi adulti dubito che ce l’avremmo fatta. Certo, non è stato affatto bello per loro dover lasciare quella che stava diventando una grande famiglia e cominciare l’anno in una classe nuova, oltretutto dopo sei mesi e non tre. Un rientro doppiamente strano».

Pur riconoscendo gli sforzi del preside («ha fatto il possibile»), Pieraccini rimane critica verso un accorpamento «che non sta né in cielo né in terra» e che appare come un controsenso. «Ci fanno firmare moduli per il mantenimento del distanziamento e poi formano le classi-pollaio, con un maggior rischio per i docenti, i ragazzi e le persone che vivono con loro. Pretendiamo delle risposte adeguate: solo allora, forse, ci metteremo l’anima in pace».

PROBLEMA LABORATORI

Il dirigente scolastico Andrea Menchetti si è battuto sino all’ultimo per evitare lo scenario peggiore. Niente da fare. «Confidavo anche io che in un anno in cui scongiurare ogni forma di assembramento è la priorità non si dovesse procedere con l’aumento del numero degli alunni in otto sezioni». Il principale problema che si viene a creare, secondo Menchetti, è «di natura didattica» e riguarda nello specifico i laboratori dove, tenuto conto degli accorpamenti, «non potrà entrare una classe intera». Le lezioni si terranno comunque sempre in presenza: la didattica a distanza è esclusa «almeno in questa prima fase». —





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