La protesta
L'ex sindaco di Pietrasanta: sono vicino a Murzi, anche io da primo cittadino ho ricevuto minacce pesanti
Lombardi solidale col collega del Forte, durante il suo mandato fu dichiarato obiettivo sensibile dal prefetto
PIETRASANTA. «Comprendo bene lo stupore, la tristezza e la preoccupazione di Bruno Murzi, per la minaccia che ha ricevuto con il proiettile che gli è stato recapitato in una busta. Comprendo bene perché sono stati d’animo e contesti che hanno accomunato, temo, altri amministratori versiliesi, sottoscritto incluso, in questi anni». Sono parole amare quelle di Domenico Lombardi, ex sindaco di Pietrasanta dal 2010 al 2015, che a distanza di cinque anni dall’addio al palazzo comunale torna su alcuni episodi, mai veramente evidenziati, che accaddero durante il suo mandato. «A Bruno - aggiunge - va tutta la mia più sincera solidarietà: purtroppo la Versilia, terra meravigliosa, è anche questo. Non illudiamoci. Questa è una zona ricca, appetibile. E attira interessi. È doveroso saperlo».
Quali interessi?
«In particolare mi riferisco agli aspetti urbanistici, edilizi e turistici. Alle conseguenti compravendite immobiliari. Ma temi di particolare sensibilità sono anche quelli ambientali, sociali».
Cosa successe durante i suoi anni alla guida dell’amministrazione comunale?
«Non ne ho mai parlato volentieri e non vorrei entrare troppo nel dettaglio adesso anche perché dovrei chiamare in causa altre persone. E non mi sembra proprio il caso. Però fra il 2012 e il 2015, ho subito ben sette furti nella mia abitazione: quattro riusciti e tre, per fortuna, no. L’ultimo fu devastante: sembravano cercassero qualcosa. È una violazione della tua intimità che ti lascia rabbia, amarezza. E timore per i tuoi affetti».
Si è mai dato una motivazione per questa serie di furti?
«Ne parlai con chi di dovere, allora, perché devo dire che la magistratura e gli organi di polizia furono – e sono ancora oggi in ogni contesto – sempre presenti. Poi arrivarono anche delle lettere anonime e, come detto, vere e proprie minacce indirette, pesanti. Ma su questo non intendo aggiungere altro. È un capitolo che non voglio riaprire».
Cosa venne deciso dal Prefetto?
«La mia situazione fu oggetto di valutazione: per due anni e mezzo la nostra casa fu continuamente controllata. Ero stato dichiarato dalla prefettura un obiettivo sensibile. E quando sai di esserlo, quando viene rilevata una criticità sulla tua persona, non vivi benissimo, diciamo così. Poi tutto è rientrato, fortunatamente. La scorta? No, anche se me ne parlarono».
Cambiò qualcosa nel suo approccio quotidiano nel fare il Sindaco?
«No: decisi di non parlarne se non con le persone a me più vicine, raccomandando a loro la massima discrezione. In questo modo intendevo tutelare la mia città, la mia gente. Niente di eroico, sia chiaro. E ripeto: parliamo di situazioni, molto sgradevoli, che non sono così episodiche per chi amministra, come il proiettile recapitato nei giorni scorso al primo cittadino di Forte dei Marmi Bruno Murzi purtroppo conferma. Detto questo portai avanti, insieme alla mia giunta, una politica di scelte nel segno del rigore, soprattutto nei progetti urbanistici. Perché quello era il fronte diciamo così, più “sensibile” a mio avviso».
Ci furono altri episodi?
«Sì, ma contro il Comune. Due furti di mezzi, ancora il furto degli erogatori sui fossi, alcuni incendi. Episodi strani, definiamoli così. E lettere anonime».
Cosa c’era scritto in queste lettere?
«Messaggi farneticanti, insulti: alcune di queste lettere le ho cestinate. Non volevo dare troppa importanza a quello che stava avvenendo. Ma non è l’approccio giusto».
Che cosa intende dire Lombardi?
«Non bisogna sottovalutare assolutamente niente, anzi al primo segnale è doveroso rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine. Che sanno come muoversi e sanno come starti vicino. Perché la peggiore cosa di tutte, in questi casi, è sentirsi soli».
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