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il festival di seravezza  

A Trame d’Estate una serata sulla grande politica

A Trame d’Estate una serata sulla grande politica

Dalla lezione di Piero Gobetti al trionfo della demagogia: se ne parla a Palazzo Mediceo con Marco Revelli e Bruno Quaranta

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Seravezza

Serata conclusiva stasera per il festival “Trame d'estate” a Palazzo Mediceo di Seravezza organizzato dal Centro Srudi Sirio Giannini e dal Comune di Seravezza. Ospiti dalle 21,30 lo storico e sociologo Marco Revelli, autore di Turbopopulismo. La rivolta dei margini e le nuove sfide democratiche (Solferino) e il giornalista Bruno Quaranta, redattore e critico letterario de La Stampa che per i tipi di Passigli ha recentemente dato alle stampe Le nevi di Gobetti. Un'eccellente occasione per tracciare un parallelo tra vecchie e nuove demagogie. L'incontro è moderato da Alessandro Macis, direttore artistico del Festival Premio Emilio Lussu di Cagliari, e dallo scrittore Guido Conti. Come le precedenti serate, l'incontro è ad ingresso libero. Consigliata la prenotazione al 333 4613397 o scrivendo a info@centrostudisiriogiannini.org.

Con Le nevi di Gobetti, Bruno Quaranta ci dà una lezione di letteratura. Racconta l’ultimo viaggio che Piero Gobetti compie a Torino, da casa sua verso la stazione, destinazione la Francia, Neuilly-sur-Seine, dove morirà giovanissimo a soli 25 anni, per le conseguenze delle botte subite dai fascisti. Bruno Quaranta, cresciuto come giornalista alla scuola di Montanelli e Arpino, sa che per fare giornalismo ci vuole prima di tutto la scrittura, uno stile che confina talvolta con la letteratura. Attraversa Torino da flâneur, alla ricerca di Gobetti, facendo i conti con il suo mondo di amici, artisti e intellettuali. «Un mondo che rispecchia gli interessi di Gobetti», dice Quaranta. «Politica, arte, letteratura, poesia, con una prima grande lezione: che politica e cultura sono inscindibili, perché altrimenti vediamo le derive di oggi, con gravi conseguenze per tutti».

Gobetti è ancora un faro, una stella che rifulge nella nostra cultura, un antidoto al populismo di oggi. «Viene prima di ogni partito, è un riferimento morale» sottolinea Quaranta. «Ha saputo cogliere, prima di tutti, i limiti e le derive di una trasformazione sociale che ha portato al fascismo. Occupa uno spazio morale prima che politico. M’infastidisce quando travisano il suo pensiero e, di volta in volta, partiti diversi lo citano a sproposito. È una figura solitaria, irriducibile a ogni partito. Credeva nella formazione di élite in ogni campo, anche dal punto di vista politico». E questa è un’altra grande lezione che dobbiamo imparare.

Gobetti intellettuale, ma anche grande organizzatore di cultura: «Ha fondato “il Baretti”, una delle più belle riviste culturali del Novecento.

Come editore ha pubblicato un libro di poesie rivoluzionario come gli Ossi di seppia di Montale. Gobetti si rifà alla cultura dell’Illuminismo, a un grande scrittore, protagonista della cultura europea, come Giuseppe Baretti, figura centrale per capire le radici torinesi con una visione internazionale. Dall’altra Vittorio Alfieri, una guida spirituale, una figura eroica e solitaria, europea». Gobetti insegna anche questo: ad avere maestri, ad avere un pensiero per leggere il presente e poi dare indicazioni per costruire il futuro.

Scritto in maniera impeccabile, Quaranta lascia un libro indispensabile, una bussola preziosa per chi vuol capire il presente. —



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