Gioco
Il papà di Tuttolibri: «Amo gli scrittori, ma è la musica l’arte più completa»
Alberto Sinigaglia a Seravezza presenta «fffortissimo»: «Un album dei ricordi per narrare la storia delle sette note»
Ad Alberto Sinigaglia, che rappresenta una bella fetta della storia del giornalismo italiano e che ormai più che un ospite d’eccezione è un amico del festival seravezzino essendo anche entrato a far parte della “famiglia” di Trame d’Estate spetta il compito di inaugurare questa sera alle 21 l’edizione 2020 della rassegna. Redattore di Epoca, di Panorama, de Il Mondo, Sinigaglia approda nel 1970 a La Stampa di Torino e qui – cinque anni dopo - dà vita a quello che ancor oggi per i tanti appassionati di narrativa e cultura è un faro: Tuttolibri, l’inserto che il quotidiano torinese dedica settimanalmente alle novità editoriali, ma anche all’arte e alla musica. Ed è proprio di musica e dei tanti personaggi che nella sua carriera di critico musicale ha incontrato che il giornalista veneziano parlerà stasera, insieme al direttore de Il Tirreno Fabrizio Brancoli. Ad offrire lo spunto è la sua ultima pubblicazione dal titolo fffortissimo (edizioni Fondazione Perosi) che raccoglie alcune delle tante interviste inanellate nei lunghi anni di militanza giornalistica, di cui ben cinquanta con La Stampa.
Un libro che è un album di piacevoli ricordi da sfogliare: come è nata l’idea?
«L’idea è venuta alla Fondazione Perosi, un’eccellenza nel panorama della musica italiana con un respiro internazionale. Da qualche anno è divenuta anche casa editrice e mi ha proposto di raccogliere le interviste ad alcuni dei maggiori protagonisti della musica incontrati lungo la mia strada».
Il suo nome viene quasi automaticamente associato ai libri, invece la sua carriera giornalistica inizia dalle sette note…
«Proprio così. È stata la musica a condurmi al giornalismo e, tolta una parentesi come redattore di politica interna, mi sono sempre occupato di cultura curando la terza pagina de La Stampa per poi fondare Tuttolibri. Fondamentale l’incontro con Massimo Mila, come racconto nella prefazione del libro: è stato lui l’anima di una rinnovata attenzione a tutto ciò che orbitava di innovativo sul fronte della musica. A lui devo l’invito, per non dire l’ordine, di continuare ad occuparmi di quella che per me è sempre stata una passione».
Nel suo libro affiorano anche aneddoti simpatici e soprattutto una conoscenza spesso intima di tanti compositori e direttori…
«Non è esagerato affermare che in queste pagine sono raccolti quarant’anni di storia della musica rappresentata da alcuni dei maggiori protagonisti: dal primo Novecento con Malipiero a quelli che poi sono anche diventati amici personali come Berio, Nono, Stockhausen, assi nel cercare di trovare una vena innovativa nella musica del XX secolo. E sul fronte dei direttori, Giulini, Bernstein, Maazel per arrivare ad Abbado, Muti, Gavazzeni. Tutte vite “forti”, da cui il titolo del libro, per lo studio, per la grande creatività, per il desiderio di esplorare le infinite possibilità del suono. Figure eccellenti umanamente e artisticamente che mi hanno aperto i loro laboratori e fatto partecipe dei loro progetti».
Arriva da qui l’affermazione posta ad incipit del libro: I musicisti sono i più completi e i più complessi tra i fornitori di bellezza? Più degli scrittori? Più dei pittori?
«Sì. Con tutto il rispetto per scrittori e pittori sono convinto che la musica sia l’arte più completa: una sinfonia è anche colore, ambiente, panorama ed è anche una storia da raccontare, è teatro, è poesia. Berio non avrebbe scritto la sua musica senza Calvino e Sanguineti come librettisti; Nono, impregnato di cultura tedesca ed orientale, non sarebbe stato quel che è stato senza un filosofo come Massimo Cacciari».
Altri nomi di spicco: Paolo Conte, Ludovico Einaudi, Nicola Piovani. Ne mancano un paio che peraltro non sono più con noi: Ennio Morricone e Ezio Bosso, come mai?
«Ezio Bosso non ho avuto mai occasione di incontrarlo e quindi di intervistarlo. Morricone sì: l’ho conosciuto e ho scritto di lui da cronista musicale sull’Arena di Verona. All’epoca faceva parte di “Nuova Consonanza” un gruppo di belle personalità che sperimentavano e cercavano di innovare la musica. Dopodiché ci siamo incontrati alcune altre volte. L’ultima un paio di anni fa all’auditorium Rai di Torino. Ci incontrammo in albergo, ma la persona che mi trovai di fronte era un uomo molto stanco e malato. Decisi di non trascrivere il nostro dialogo per rispetto della sua grandezza: non sarebbe stato adatto al giornalismo di oggi così teso sempre alla polemica e al sensazionalismo».
Assist perfetto per tornare a parlare di giornalismo: non trova che oggi la professione di critico, sia esso musicale, letterario, cinematografico, sia tramontata: i giornali non hanno più spazio per le recensioni ma si limitano a presentare gli eventi?
«Proprio così: è un bene perduto da quando i giornali hanno dato più peso al lancio degli spettacoli e ai pettegolezzi che non alla qualità: scelta dovuta spesso a questioni di mercato e pubblicitarie, ma che ha portato ad un danno irrimediabile. Abbiamo perso lettori amanti della musica, del teatro, del cinema che aspettavano gli articoli per confrontare le loro impressioni e le loro emozioni. Certo non un pubblico sterminato, ma molto fedele. Senza contare al bene che i critici musicali hanno fatto alla musica perché a leggerli erano anche gli stessi interpreti e compositori che facevano tesoro di suggerimenti e consigli. Ecco perché i giornali contavano molto in certi ambienti».
Sarà possibile fare dietrofront e recuperare quanto perduto come lei stesso si auspica nella chiusa della prefazione al libro: Verrà il giorno in cui smetteremo di inseguire avventori che non cercano più giornali né giornalismo e torneremo ad occuparci di teatro, opera, concerti?
«La storia, lo sappiamo, è fatta di corsi e ricorsi, occorre lavorare alzando l’asticella della qualità; devono porci mano i direttori, gli editori. Occorre una rifondazione dell’informazione attraverso un rinnovamento contenutistico e linguistico». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
