Il Tirreno

Versilia

il ricordo 

Lo sconforto del neurochirurgo Giorgetti «Era un amico e collega come pochi»

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viareggio

Tanti i messaggi di cordoglio dei colleghi per la scomparsa di Stefano Buzzigoli, 68enne primario di Anestesia e rianimazione. Tra loro c’è anche il neurochirurgo viareggino Jacopo Giorgetti.

«Il 13 agosto – dice – è stato per me e tutto il personale dell’ospedale Versilia una giornata drammatica. La scomparsa dell’amico Stefano ci ha lasciato tutti senza parole, increduli e sgomenti al tempo stesso, incapaci di proseguire il lavoro che stavamo facendo per un senso di vuoto e di disperazione che ci impediva di proseguire. Sono susseguite innumerevoli telefonate, non ci credevamo, speravamo in quella smentita che purtroppo non è mai arrivata».

«Conosco Stefano da quando ero studente di medicina e frequentavo il Tabarracci seguendo le orme di mio padre – prosegue Giorgetti – Lui già ricopriva ruoli apicali, era uno degli aiuti più anziani pur così giovane ma già ben esperto per il ruolo che avrebbe ricoperto da lì a poco; gli invidiavo il gruppo di colleghi con cui lavorava, un gruppo unito, affiatato, leale ed aveva il sogno di rendere grande quell’ospedale e quel reparto che da lì a poco sarebbe diventato uno dei fiori all’occhiello della nostra sanità. Stefano è stato anche un mio grande amico, un amico sincero, col quale abbiamo condiviso il sogno di un servizio di Neurotraumatologia che risolvesse le problematiche dei cittadini che in quel momento necessitavano di una cure tempestive ed immediate. Perché così era lui, un infaticabile ottimista che ha lottato contro la morte di ogni suo paziente fino alla fine senza mai perdere il suo sorriso cosi rassicurante. Un medico che metteva al primo ed unico posto l’esclusivo interesse del proprio paziente. Io ho perso un amico, un confidente, un professionista preparato e affidabile, sempre presente e disposto ad aiutare me e gli altri. Ho perso un collega preparato, eccellente nel suo lavoro. Tutti noi però abbiamo perso una persona come davvero poche; avere un primario così nel nostro ospedale rendeva me e tutta la comunità versiliese più sicura nel quotidiano: ci sentiamo spenti, amareggiati, disperati e forse anche un po’ meno sereni perché non c’è più il nostro caro Stefano». —

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di Redazione web