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Versilia

l’ultimo incontro pubblico 

Il dolore per le vittime del Covid «I loro ultimi istanti in solitudine»

Luca Basile
Il dolore per le vittime del Covid «I loro ultimi istanti in solitudine»

Il primario di Rianimazione aveva parlato dell’emergenza  coronavirus assieme ai colleghi coinvolti: «Terribile non poter comunicare coi familiari»

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tonfano

«Durante i giorni più difficili della pandemia, a colpirmi è stata la solitudine dei pazienti, dei loro familiari. L’impossibilità di comunicare. Terribile».

Parole che raccontano lo spessore umano e professionale di Stefano Buzzigoli, direttore di anestesia e rianimazione scomparso nella giornata di ieri. Parole che Buzzigoli aveva pronunciato a margine di un incontro, a Tonfano, incentrato sul Covid. E che per la prima volta aveva riunito sul palco, oltre a Buzzigoli, i referenti del pronto soccorso, Giuseppe Pepe, della Medicina C, Daniele Taccola dell’igiene e sanità pubblica, Franco Barghini. Un incontro che oggi rappresenta una sorta di testamento, pubblico, dell’approccio al lavoro, e non solo al lavoro, del primario di Rianimazione.

Nell’evocare quei giorni caratterizzati dall’ondata di casi di coronavirus Buzzigoli rimarcava, infatti, la sofferenza nel condividere alcune situazioni, il dolore, le difficoltà di un reparto, la Rianimazione, così sollecitata dalle estreme conseguenze del contagio da Covid.

«La nostra, al Versilia, è stata una squadra di persone e professionisti che ha vissuto momenti molto complicati: avevamo davanti – dissero nell’occasione Buzzigoli e Pepe – un nemico insidioso, sconosciuto visto che lo affrontavamo senza una letteratura medica di supporto. Abbiamo litigato, ci siamo confrontati, preso insieme decisioni significative con la direzione sanitaria e che hanno coinvolto tutte le componenti dell’ospedale. Dire oggi se c’è stato un approccio sbagliato, è facile: la verità è che in ogni ospedale sono stati adottati i protocolli consigliati. E i risultati conseguiti, a tutela della nostra gente, alla fine, sono stati importanti».

Con il pensiero che andando a ritroso si incasellava in un giorno terribile di scorcio di primavera quando «68 posti su 72 per i pazienti affetti da Covid, erano occupati. Lì, in quel momento, abbiamo veramente temuto il peggio». E nell’occasione, sempre a Tonfano, davanti al pubblico, Buzzigoli aveva parlato dei colleghi: «Pepe doveva decidere se ricoverare o meno, Taccola capire la soglia di rischio del paziente, Barghini operava sul territorio. Abbiamo lavorato insieme». Per poi aggiungere, con tristezza: «Il Covid ha cancellato una generazione di persone che rappresentava la nostra memoria» .

Ma ricordare non era e non è sufficiente. «Il Covid è una malattia insidiosa, con gravità diverse. Un nemico inizialmente sconosciuto, ma le regole, per affrontarlo nel quotidiano, ci sono: mascherina quando è necessaria, distanza, igiene delle mani. E poi l’isolamento se si entra a contatto». Un monito. Una sorta di appello a continuare mantenere la soglia di attenzione alta. Poi quel passaggio che oggi fa male ricordare. «In questa serata vorrei ricordare quelle persone che non ce l’hanno fatta. E che hanno vissuto i loro ultimi istanti di vita in solitudine». —

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