Il Tirreno

Versilia

Renzo Remedi racconta l’altra Viareggio E quando chiuse il negozio... per amore

Adolfo Lippi
Renzo Remedi racconta l’altra Viareggio E quando chiuse il negozio... per amore

L’orologiaio della Darsena ci regala un affresco sulla città più viva e più genuina. Rivelando decine di aneddoti

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Vi è un negozio di orologi di Renzo Remedi - ieri allocato in piazza Shelley, adesso in via Coppino in Darsena - che apre a tutti i viareggini secolarizzati. E chiude solo per amore. È un negozio ovviamente mitico perché Remedi oltre che riparare e vendere orologi chiacchiera del tempo che fu, come si usava alla Festa della Canzonetta, come usavano fare le sensale di via Foscolo o i venditori di ciottori al Piazzone.

Adesso Remedi ha scritto e pubblicato anche un libro vivacissimo e denso di aneddoti ed è allora è sempre come andare avanti guardando indietro, ed è tonico, vibrante, perché vi passa intera una Viareggio colorata, pittoresca, popolare. Escludendo tutta l'altra Viareggio: quella snob della balneazione dorata.

Di chi tratta Remedi? Tratta di bagnini locali, di attori, di bottegai, di artisti, di carristi, di celebrità, di straccioni, di luoghi ed eventi, come, ad esempio il Carnevaldarsena o il festival Puccini a Torre del Lago, che si sono stampati nella sua mente nostalgica e che rappresentano il patrimonio identitario di una città che, nonostante il Covid, deve ritrovare uno spirito, meglio uno spiritaccio come lo ebbe di Giancarlo Fusco, di Mario Tobino, di Mario Monicelli, di Franco Signorini o Delia Scala.

Il libro di intitola Chiuso per amore. E narra subito di un episodio assai significativo capitato a lui in piazza Shelley, in un'estate assolatissima quando sbadigliando aveva da poco servito il “conte” Rovai, quello che pubblicò “Il gigolò” per Rizzoli (dove raccontava le sue avventure di mantenuto di lusso in giro nel mondo). Suonò il clacson di una “Diane” e subito gli si materializzò una stra-bona, conosciuta e abbordata giorni prima in spiaggia. Remedi non la ignorò. La invitò a bere un lesto caffè da Ferracciolo e dopo la ospitò sulla sua Vespa rombante. Sfrecciarono per i viali fino al Forte, fecero tramonto e notte e mattino e ancora mai sazi lui tornò in bottega e alla saracinesca mise un foglio con scritto “Chiuso per amore”. Il cartello vi rimase per un'intera settimana e divenne cult. Perchè allora i ragazzi e le bonone (specialmente straniere) facevano davvero mille e una notte tra le balere, i baretti, le pinete, la lecciona molle e morbidosa, finendo magari da Valè a divorare focaccine alle arselle.

Chi c'è nel libro di Rimedi è dunque viareggino doc. E viareggino voleva dire lavori saltuari, tanto Carnevale, una presenza ne “La libecciata”, quattro sassi nelle varie contestazioni in piazza Margherita, i veglionissimi al “Principe”, le sbronze, le battute caustiche di Enrico Casani che ammaliava al bar Roma o in palcoscenico ripetendo vizi e vezzi scanzonati e bruciati.

Così nel libro scorrono le figure rappresentative che sono: Carlo Cerri detto Thomas (portò il surf per primo), Sinibaldo detto Baldino (fotografo e promotore di eventi), Renzo Mallegni (attore e cartolaio al Matraia), Renzo Rinaldi (attore per Tinto Brass e dintorni) Kashoggi, miliardario mitico che aveva l'assicuratore di qui, Renata Barsi detta “la Zoria” (pittrice e vagabonda di lusso), Sofia Loren (madrina al varo dello yacht di Valentino), Giovanni Raffaelli (antiquario e pittore), Claudio Brocchini (gestore della Beppe Socci della chiesina del porto), Franco Signorini (architetto e jazzista), Sandro Luporini e Giorgio Gaber (la coppia più lustra e luminosa del teatro anni '70) Renzo Belli (fotografo e collezionista di pendole) Inaco Biancalana (lo scultore che dette l'anima al legno dei pescatori), Simonetta Puccini (nipote di tanto maestro), Arnaldo Galli (il mago della cartapesta), Giorgio il Cucurnia (spaghettaro) Beppe “Bugia” (animatore e corniciaio) che per soprannome si chiamava Giuseppe Donatelli, Giorgio Polleschi (poeta, architetto, editore).

Come scrisse Mario Tobino in “Sulla spiaggia al di là del molo”: come si può dirli tutti. Viareggio ha partorito tanti di questi caratteri, bizzarri, talentuosi, strafottenti, mistici, ubriaconi, romantici, lirici, che Renzo Remedi stesso, alla fine, deve concludere il libro facendo un po' di biografia dei propri sentimenti. E i suoi sentimenti, che sono poi quelli di tanti di noi, vanno a ricordare la bellezza di una Viareggio dove mare, cielo, libecciate, pinete, odori di oleandri, musica e canzoni, ci hanno così tanto nutrito e ci nutrono. Consentendo alla memoria di comporre album memorabili che, di sicuro, ancora collezioneranno nei tempi a venire altre storie e tantissima epica vitale. —



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di Redazione web