Italia
Il locale: «Sarebbe un provvedimento sproporzionato»
L’avvocato Sandro Guerra: «La ragazza prima di arrivare in discoteca si è fermata a bere o mangiare? Quindi chiudiamo tutto?»
pietrasanta
«Rischio chiusura? Non mi risulta. E, nel caso, si tratterebbe di un provvedimento assolutamente sproporzionato». Sandro Guerra - che con il collega Enrico Marzaduri assiste legalmente il Seven Apples nella vicenda innescata dal caso della presenza, sabato 8 agosto, in discoteca di una ragazza poi risultata positiva al Covid - non ha dubbi: la società referente del locale con vista sul mare di Focette «ha sempre rispettato tutti i dettami del protocollo del 13 giugno scorso che regola in materia di sicurezza sanitaria per prevenire il contagio».
Le contestazioni sono però diverse e le voci di un provvedimento di chiusura del Seven o ancora della sospensione della licenza, si fanno sempre più insistenti: come risponde?
«Ho esaminato la situazione e, premesso che non andiamo dietro alle voci, lo ribadisco: sarebbe qualcosa di sproporzionato».
La ragazza pisana, poi certificata come positiva al coronavirus, parla però di un Seven Apples, dove, sabato 8 agosto, distanziamento fra le persone e utilizzo della mascherina, sembravano essere tutt'altro che una priorità: è così?
«Intanto facciamo chiarezza: la ragazza in questione era legittimata, ad andare in discoteca. Non ha violato alcuna legge, se non quella, a mio avviso, del buon senso. Era infatti in attesa dell'esito di un test e se lo ha fatto aveva evidentemente qualche dubbio, immagino. Detto questo, per quanto riguarda distanze e mascherine a noi risulta tutt'altro».
Cosa?
«Intanto al Seven Apples all'ingresso si misura la temperatura della clientela: ad oggi non è un obbligo, ma si fa. Le distanze? Se non riesci a rispettare 1 metro fra te e un altro devi indossare la mascherina, se vai a ballare, almeno 2 metri. In caso di comportamenti inappropriati interviene il personale. E le situazioni di inosservanza, che sentiamo dire o leggiamo, come detto, non ci risultano».
Quanti sono i dipendenti chiamati a vigilare sulla sicurezza in discoteca?
«Circa 40. E non sono lì per fare numero, ma sono chiamati a intervenire tutte le volte che viene riscontrato un comportamento non corretto. Il Seven ha rispettato e rispetta ogni dettame imposto dal protocollo».
Quante persone c'erano sabato scorso in discoteca?
«Mi risulta che il Seven Apples stia molto attento a questo aspetto e che abbia ridotto drasticamente gli ingressi».
E per quanto riguarda la, presunta, stando sempre ad alcune segnalazioni, mancata composizione dell'elenco dei nomi della clientela in entrata in discoteca?
«Anche questo non risponde al vero. Aggiungo però che il protocollo di riferimento del 13 giugno, al riguardo, parla chiaro: i nomi all'ingresso si prendono “se possibile”. Si devono, in poche parole, evitare rischi di lunghe file e assembramenti sempre al momento dell'ingresso. E aggiungo che chi prenota il tavolo è, sempre, tracciato». Cosa pensa di questa vicenda?
«Che la discoteca ha fatto tutto quanto in suo potere attenendosi alle norme di riferimento. Visti però gli ultimi eventi di questa estate, il Seven si sente un po' nel mirino e qualcosa mi lascia perplesso. Vedremo. Intanto mi chiedo: ma questa ragazza, prima di venire al Seven, si è fermata a bere in un bar, a mangiare in ristorante? E se così fosse, anche per questi locali si ipotizza una chiusura? No, perché sarebbe tutto sproporzionato. Se si rilevano problemi, si interviene per risolverli, non si chiude un'attività che rispetta le norme». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google