Il Tirreno

Versilia

Da Sant’Anna di Stazzema la raccolta firme per la legge contro il fascismo

Melania Carnevali
Da Sant’Anna di Stazzema la raccolta firme per la legge contro il fascismo

Il sindaco Verona durante la cerimonia a cui ha partecipato il ministro Amendola: «Non ci sono più le camice nere solo perché le portano di altri colori»

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SANT'ANNA DI STAZZEMA. Sono quasi le 11 di mattina quando Enrico Pieri si avvicina al microfono all’Ossario, il monumento sotto il quale sono seppellite le 560 vittime della strage di Sant’Anna di Stazzema. «A quest’ora, 76 anni, fa ero ancora nascosto in un campo di fagioli con due bambine e non sapevo cosa fosse successo», racconta. Pieri, 12 il agosto del 1944, aveva 10 anni e nell’eccidio ha perso tutta la famiglia.

Viveva in una casa nella località I Franchi, che adesso ha donato al Comune per farci un ostello della gioventù, e si è salvato per caso. Riuscì a nascondersi nel sottoscala da dove diventò spettatore occulto della follia nazista. Oggi presiede l’associazione dei martiri di Sant’Anna e durante la cerimonia per il 76esimo anniversario dell’eccidio, che si è tenuta ieri mattina, si è rivolto ai giovani, ancora a loro, perché si facciano promotori di «messaggi di tolleranza e di pace».

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Davanti a lui una folla: i sindaci della Versilia, consiglieri regionali, parlamentari, anche europei, c’era un ministro della Repubblica, Vincenzo Amendola, che ha tenuto l’orazione ufficiale, c’erano il prefetto, il questore, tutte le forze dell’ordine.

Sant’Anna d’altronde è un luogo, ma anche un momento, spartiacque. Un luogo di riflessione, di preghiera, di progetti. «Oggi – commenta il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona che durante la cerimonia ha lanciato la sua proposta di una legge di iniziativa popolare contro la propaganda fascista – siamo in una emergenza democratica ed è per questo che come sindaco del Comune di Stazzema ho istituito nel dicembre 2017 una Anagrafe antifascista (derisa dagli odiatori professionisti) come spazio di dialogo e di denuncia, ma soprattutto di impegno dei valori della nostra Costituzione dopo anni in cui vi era l’ottimismo che la stabilità democratica del nostro Paese non fosse a rischio. I populismi sono diventati sovranismi, i fenomeni di rievocazione del ventennio sono passati da fenomeni limitati a fenomeni di massa. Dalle curve degli stadi i simboli fascisti sono apparsi anche in palazzetti dello sport e sempre di più nelle strade. È cambiato il lessico e le vulgate: il fascismo non è più un reato, ma una opinione che sta al pari di tante altre e comunque, grazie ad un bombardamento sui social passa il messaggio che “ha fatto anche cose buone”. Uccidere donne bambini, sopprimere la libertà non mi sembrano cose buone e chi dice queste cose o non conosce la storia o è complice di questa ideologia criminale».

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Un’ideologia che, secondo Verona, non è morta. «Si dice spesso che il fascismo di oggi non può tornare nelle medesime forme: ma mi sento di dissentire. Non è più vero che non ci sono più le camice nere, (oggi portano camice di altri colori coloro che discriminano gli esseri umani), non è vero che non ci sono più i pestaggi e le intimidazioni: come possiamo chiamare le offese sui social, le minacce a giornalisti, i pestaggi contro ragazzi di associazioni culturali, i roghi delle librerie, le croci celtiche negli stadi dove si fischiano i giocatori di colore e per risposta si abbassano i microfoni dal campo per non sentirli».

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Ma ciò che lo preoccupa di più, dice, «è l’assuefazione, l’indifferenza, ci sono alcune norme, ma non vengono applicate e da qui la necessità di ripartire con questa proposta di legge che venga direttamente dall’iniziativa popolare, da noi che siamo qui». Hanno già dato la loro adesione come comitato promotori esponenti dell’Anpi, il nipote di Ferruccio Parri, che porta il nome del nonno, Adelmo Cervi figlio di Aldo, alcun giovani antifascisti, una nipote di Piero Calamandrei, e altre. Presto si potrà sottoscrivere la proposta di legge in ogni comune d’Italia e nei banchetti che verranno allestiti dalle associazioni. L’obiettivo è quello di superare almeno il traguardo delle 50mila firme necessarie per portare la proposta di legge all’esame del Parlamento.

«Se vogliamo fare memoria – dice Verona –, lo diciamo da tempo, dobbiamo oggi affiancare a questa parola la parola impegno, altrimenti resta una enunciazione vuota senza sostanza». —

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