Il Tirreno

Versilia

La Versilia com'era nelle sedici foto storiche in regalo da martedì

La Versilia com'era nelle sedici foto storiche in regalo da martedì

Prosegue l'iniziativa de Il Tirreno con le immagini dagli anni Trenta fino agli anni Cinquanta

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VIAREGGIO. L’iniziativa «Per guardare avanti dobbiamo guardare indietro»: lo suggerisce un filosofo, Vittorio Lingiardi su Robinson , l’inserto periodico de “La Repubblica”. È un prezioso ammonimento che può fare da copertina a questa serie di foto storiche in regalo da martedì con Il Tirreno e che riportano lo sguardo su una Versilia passata. Non sono foto di epoche lontanissime. Datanodagli anni Trenta fino agli anni Cinquanta , ma testimoniano il crescere dell’età della balneazione di massa, quando dai bagnanti pionieri, anche famosissimi, come Paolina Bonaparte, Alessandro Manzoni, Giacomo Puccini e Gabriele D’Annunzio, si passò alle ferie di tutti, si costruirono seconde case, si fecero (anche) scempi di cemento, si affollarono i bagni e si creò l’industria del turismo e quella della canzone.

Così dalle crepuscolari merende sul lago si transitò alla pizza a taglio, dalle rotonde eleganti e profumate di oleandro si abbatterono pini a centinaia per le piste da ballo e le notti da sballo. Merita sempre richiamare i giorni un po’ più lieti. E la fotografia, che con il suo prepotente avvento seppe ben presto prendere il posto dalla pittura, di quei giorni versiliesi ne rimanda ampiamente le tracce. E vi si può fare una doppia lettura, da una parte documentaristica, dall’altra poetica poiché, nelle immagini, vi può essere comunicazione e contemplazione, vi si legge, con lo sguardo, un messaggio o che conduce al cervello o che conduce al cuore.

E’ noto come la scoperta della Versilia, questo territorio che per gli artisti era così magico, sia avvenuta, con marcatura lucchese, già dal Settecento coi primi palazzi viareggini in via Regia. Lì venivano le belle dame a giocare a biribissi e si danzava anche durante la Quaresima, poiché nella bigottissima Lucca era proibito. Ma anche nell’altra Versilia, quella medicea, arroccata su Pietrasanta, a partire dal Cinquecento, si presero a fare castelli e bonifiche. Sicché quando le rivoluzioni ottocentesche, il romanticismo, l’industrializzazione a nord, la riscoperta del corpo sano e sensuale, convinsero progressivamente la aristocrazia poi la borghesia eppoi perfino il popolo a bagnarsi al mare pacificato e ammansito, questo territorio, da bocca di Magra a bocca d’Arno conobbe la sua straordinaria fortuna. In un primo tempo fu la natura incontaminata a richiamare. Il piacere al selvaggio condusse i visitatori in zone come il Poveromo, il Cinquale o la Marina della Lecciona fra Viareggio e Torre del Lago. Ma erano visitatori artisti. Confluivano con Giacomo Puccini sulle sponde del lago di Massaciuccoli o coi pittori tedeschi, Hildebrand o Boecklin, al Forte.

Però, dopo la prima grande guerra, la natura divenne un prodotto di consumo. E così, a raccontare, vi sono le belle pagine di Mario Tobino che descrive Viareggio non più Arcadia d’Apua (come la chiamavano Lorenzo Viani e Enrico Pea), non più terra di silenzio e delicatezze, bensì ricca offerta per ogni tipo di piacere, dal teatro (con Petrolini, Fregoli, la Duse, Totò, Ermete Zacconi) alla moda, dalle gite in panfilo ai ritrovi di chiacchiere, dalle ville lussuose di Roma Imperiale agli albergoni della Passeggiata, in Viareggio. Furono gli anni Trenta l’inizio per la trasformazione da borghi in cittadine. Col fascismo consolidato al potere, forzatamente pacificata la nazione con una dittatura ricostruttrice, i treni popolari scaricarono in Versilia migliaia e migliaia di bagnanti. E così pinete e giardini e dune e lande disertate di vennero preda di lottizzazioni con piani regolatori ballerini e insediamenti, alcuni eleganti altri a casaccio. Lo stesso Giacomo Puccini si trasferì dall’isolata villa sul lago di Massaciuccoli, a Torre del Lago, fino al villino sulla piazza viareggina dell’allora hotel “Select”. Anche lui comprò una barca e parecchie automobili. Non più ispirato dalle tenerezze lacustri, tanto care ai pittori post-macchiaioli, divenne frequentatore di chiassosi caffè, il “Margherita”, il “Gianni Schicchi”.

E lì vi creò quel “All’alba vincerò” che davvero l’inno di una generazione che voleva trionfare, con l’Impero, nel mondo. Lo scrittore Mario Tobino coglie bene questa vittoria del “mondano” sul romantico. E le foto, specialmente quelle che produsse il cavalier Magrini, chiariscono ampiamente come, dagli anni Trenta in poi, la gioia di vivere si diffondesse in ogni classe sociale. Allora Mussolini, venuto per un solo giorno a Viareggio, storse la bocca. Egli amava le spiagge per fortificarsi. Voleva che i ragazzi già in colonia si facessero robusti per le battaglie e per la guerra. Apprezzò assai il palazzone del Cinquale dove i balilla, in vacanza di Stato, si sfiancavano in ginnastica per muscoli di acciaio. Invece si dispiacque assai quando al bagno “La Salute” di Viareggio gli si presentò davanti la prediletta figlia Edda in costume a due pezzi e la sigaretta tra le dita.

Questa Viareggio non gli piacque proprio. Anche perché il genero, Galeazzo Ciano, anziché indossare la divisa ballava al “Principe di Piemonte” in un impeccabile abito di lino bianco, beveva whisky e giocava a poker. Insomma, niente a che vedere con il modello di uomo che tanto piaceva al fascismo di regime. Con gli anni Trenta non crebbe però soltanto Viareggio, divenuta nel frattempo “perla del Tirreno”. Sorsero, quali località turistiche anche Lido di Camaiore, Fiumetto, Tonfano, l’intera fascia che, grazie anche al tram, si riempì di stabilimenti balneari e caffè e case e villini. La Versilia già prima dell’ultima guerra mondiale perdette ogni connotazione di oasi naturalistica. Rimasero, splendide, le visioni delle Alpi Apuane e i suggestivi tramonti sul mare. Con l’arrivo degli alleati, dopo la fine della guerra, eppoi con il primo boom anni Cinquanta , l’occupante balneazione si impossessò dell’intera riviera. Il turismo si fece industria, dette e dà lavoro a migliaia di persone e il suo vero nemico oggi è il Covid, la peste moderna, più che coloro che rivorrebbero un ritorno nostalgico al naturalismo fiabesco. Le foto offrono spunti di riflessione, rievocano memorie, ma sanno anche proporre itinerari. Da visitare si segnalano la villa torrelaghese di Giacomo Puccini, che sempre merita un rituale omaggio, e la casa natale del poeta e premio Nobel Giosuè Carducci a Valdicastello, piuttosto ingiustamente dimenticata. Carducci, così come D’Annunzio e Montale poi, poetarono su questa terra. Scrisse di lei il Carducci: «La Versilia che nel cor mi sta».

Lui, che per questioni familiari abitava a Castagneto, nella Maremma livornese, vicino ai cipressi del viale di Bolgheri, un giorno venne a Pietrasanta con una sua graziosa fiamma, la poetessa Annie Vivanti. Il burbero cantore de l’Inno a Satana, venne a rinvigorirsi qui, dove suo padre, Michele, patriota e carbonaro, ne aveva combinate di ogni tipo (aveva perfino sedotto una giovinetta pietrasantina). E alla Vivanti, Carducci disse: «Io non vorrei mai che scrivessero poesie le donne e i preti. Per te farò un’eccezione». Quindi la Versilia anche terra di roventi amori. Gabriele D’Annunzio con Eleonora Duse, Giacomo Puccini con la baronessa Von Stangel, Curzio Malaparte con Virginia Agnelli, Eric Maria Rilke con Lou Salomè, Mario Tobino con Paola Olivetti, Mina prima con Walter Chiari e poi con Corrado Pani. Senza contare quelli che si sono consumati clandestinamente... Guardare le foto, guardare indietro nel passato, ci dà dunque al tempo stesso suggestioni e speranza. Vi sono stati giorni bellissimi ieri. Ma non dimentichiamoci che ce ne saranno ancora poiché la Versilia, sapendola vivere, è davvero ancora un incanto. —

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di Redazione web