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«Nessuna risposta da Perini Navi» Giorni contati per 130 operai

Tiziano B. Galleni
«Nessuna risposta da Perini Navi» Giorni contati per 130 operai

Non ascoltato anche l’appello della Fiom alla Regione  «C’è bisogno di cambiare il gruppo dirigente della società»

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Viareggio

Cento milioni di debito, una schiera di fornitori che avanzano soldi, e centotrenta operai in cassa integrazione con un destino lavorativo ignoto. Dall’altra parte c’è la famiglia Tabacchi, titolare della quota di maggioranza di Perini Navi, chiusa in una roccaforte: non parla con i sindacati e non dà risposte a tante famiglie in attesa di rassicurazioni. Così, ieri mattina i dipendenti e la Fiom-Cgil erano di nuovo a raccolta davanti alla sede dell’azienda che progetta e produce yacht a vela di lusso. Hanno fatto appello alle istituzioni (Regione Toscana e Comune) per far sì che non si vada verso il fallimento (e quindi all’asta). Perché sarebbe comunque la fine per questo cantiere. La società ha già presentato al tribunale di Lucca domanda di concordato e ha firmato l’accordo di cassa integrazione straordinaria per un anno. Il salvataggio è appeso alla proposta che ha fatto la società San Lorenzo, mentre per il sindacato risanare il debito vendendo o il cantiere in Turchia o quello di La Spezia, sarebbe soltanto una boccata di ossigeno breve.

«Ad oggi - dice Nicola Riva di Fiom-Cgil - non abbiamo avuto nessun contatto con la proprietà, che deve decidere il destino di tutti i lavoratori oggi in cassa integrazione. La famiglia Tabacchi si sottrae da qualsiasi confronto con il sindacato, e la Regione si dovrebbe far sentire e condurli ad una scelta. C’è tempo entro il 30 settembre, poi è fallimento perché la palla passa al commissario del tribunale di Lucca».

Per il sindacato c’è un’unica soluzione, a lungo termine. «Una ricapitalizzazione non servirebbe - dice Riva -, perché non c’è qualità nel gruppo dirigente: non si è dimostrato all’altezza della sfida e lo dice anche chi rappresenta in questo momento l’azienda. Saremo da punto a capo in sei mesi. Noi auspichiamo una soluzione di tipo industriale: non vogliamo scegliere chi subentra, ci interessa che venga garantito un futuro a Perini. Ma se rientrano soldi per essere di nuovo bruciati non se ne esce. Ci vuole un partner organizzato e strutturato che sappia come si fanno le barche. Ci vuole un accordo anche con i tanti fornitori che avanzano crediti. E con la ristrutturazione dell’azienda - conclude Riva - siamo però già consapevoli che non si potrà fare a meno di diversi esuberi, sono inevitabili», ma perlomeno la storia e molti posti di lavori di questa azienda si salverebbero. Perini nel 2010 aveva 165 dipendenti (con La Spezia), nel 2018 era scesa a 90, poi con l’ingresso di capitali freschi della famiglia Tabacchi era tornata a quota 135 (fra cui molti dirigenti). —

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