Il Tirreno

Versilia

 

Il Carnevale edizione 2021 sarà all’insegna del futuro

Simone Pierotti
Il Carnevale edizione 2021 sarà all’insegna del futuro

Marialina Marcucci annuncia il tema del prossimo anno: faremo un confronto tra gli anni Venti del 900 e il nuovo millennio con le prospettive che porta con sé

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VIAREGGIO. C’è un carro, fra quelli realizzati da Gilbert Lebigre e Corinne Roger, che non si è radicato nell’immaginario collettivo dei viareggini ma che nel percorso di maturazione artistica dei costruttori italofrancesi è stato fondamentale: s’intitolava “Futuro prossimo venturo” e valse l’ingresso in prima categoria. E il futuro sarà il leit motiv del Carnevale prossimo venturo, quello del 2021 che – al momento – si sente più forte del Coronavirus, delle mascherine, del distanziamento sociale. L’annuncio l’ha fatto Marialina Marcucci, presidente della Fondazione Carnevale, dal palco della Cittadella al termine della seconda – e ultima – serata di premiazioni dell’edizione conclusasi a febbraio poco prima del lockdown.

Dal passato recente all’immediato futuro. Futuro inteso come innovazione tecnologica e voglia di sperimentare, ma anche come lettura del passato: «Faremo un confronto fra gli anni Venti del Novecento con gli anni Venti del nuovo millennio e le prospettive che porta con sé – spiega Marcucci – ci fu il passaggio al futurismo, di cui Uberto Bonetti è stato un grande esempio, e in quegli anni ci si immaginava come sarebbe stato il futuro».

Futuro del Carnevale che è ancora tutto da decifrare, sia per la gestione del Coronavirus sia per le risorse economiche che arriveranno. «Navighiamo a vista, tenendo comunque lo sguardo fisso sull’orizzonte, e facendo un passo per volta». Quanto alle due serate delle premiazioni che hanno chiuso il cerchio sull’ultima edizione, «ci volevano proprio: siamo rimasti sospesi come un aquilone in aria che, finalmente, abbiamo fatto volare e correre. C’era proprio una bella atmosfera: la cerimonia delle premiazioni è storicamente un tripudio di persone sotto il palco, una commistione tra carristi, coreografie e pubblico che quest’anno è stata fortemente limitata dall’obbligo di mantenere la distanza interpersonale di almeno un metro. Però, virtualmente, abbiamo superato i limiti e se l’energia è questa possiamo ben sperare per il futuro».

E in effetti questo weekend a forti tinte carnevalare, con la presentazione del nuovo manifesto firmato da Piero Figura e il gran galà spalmato su due serate per motivi di sicurezza – la capienza del piazzale della Cittadella è stata ridotta a mille persone, tutte rigorosamente a sedere – ha risvegliato la voglia di spensieratezza. Due serate dalla formula snella, con qualche contributo video, i carristi come indiscussi protagonisti e un omaggio a chi ci ha lasciati – sabato è toccato a Fortunato Menichetti, che è stato anche videoamatore del Carnevale, domenica a Egisto Olivi, il cantore di “Come un coriandolo” , con il vicesindaco Valter Alberici che ha promesso che «avremo occasioni per ricordarlo ancora».

Se possiamo permetterci, l’unico appunto è sullo spazio che è stato riservato alle feste rionali: per loro una menzione speciale, senza la possibilità di salire sul palco – il Carnevaldarsena, il rione dei rioni, festeggiava il suo primo mezzo secolo, tanto per dirne una. Peccato, perché – ne siamo certi – a loro avrebbe fatto immensamente piacere. E va bene i carri, va bene i nostri maestri, va bene le coreografie, ma il Carnevale è anche i rioni. Non trascuriamoli. E, anzi, teniamoceli stretti stretti. —


 

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