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Non si risolve il contenzioso tra Henraux e il Comune

Seravezza
Non si risolve il contenzioso tra Henraux e il Comune

Dopo 31 anni emessa la sentenza del commissario per gli usi civici di Roma Tarabella: «Apre a prospettive complesse, ne parleremo con la popolazione»

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Il Commissario per gli usi civici di Roma ha pronunciato la sentenza di primo grado sul contenzioso storico, iniziato nel 1989, tra Henraux Spa e il Comune di Seravezza sui terreni di uso civico della montagna seravezzina. Una decisione che però non mette la parola fine su questa annosa vicenda. Entrambe le parti sottolineano infatti che la situazione è complessa e la sentenza non risolverà il contenzioso. Al di là di ricorsi in appello, saranno necessarie altre verifiche, anche degli uffici tecnici, per sviscerare un dispositivo che anche al Comune è apparso di difficile comprensione.

La sentenza va ad aggiungersi e a completare il pronunciamento parziale del febbraio 2014, che decretò che circa 172 ettari di terre dovevano rimanere di proprietà dell’Henraux. Tra i terreni contesi c’è il maestoso monte Altissimo (tutto), le cave Cervaiole, il monte Carchio, il monte Cavallo e le Gobbie. La sentenza di oggi invece ha preso in esame gli atti Arata del 1885 e Santini del 1909 (altri circa 400 ettari di terra) con i quali Seravezza concesse diversi terreni ad Henraux. Il Commissario ha riconosciuto la validità e l’efficacia degli atti, dichiarando però nulla per indeterminatezza dell’oggetto la clausola di chiusura dell’atto Arata e riconoscendo la natura collettiva dei terreni da quest’ultima interessati. E questa sembra essere una totale novità.

Intanto in queste ore gli uffici tecnici di Seravezza stanno effettuando una ricognizione delle aree oggetto della sentenza per capire quali sono i mappali interessati dalle novità della sentenza. La legislazione intanto prevede che una conciliazione possa avvenire sia in sede giudiziale sia all’interno del procedimento di reintegra (dei terreni alla collettività) di competenza regionale. Quindi Comune e società possono di nuovo tentare un accordo (il primo saltò nel 2018, insieme all’Asbuc). «Ci siamo già attivati con i legali del Comune per valutare non solo i contenuti della sentenza, ma anche gli inevitabili prossimi sviluppi processuali e gli effetti di portata più generale che questa pronuncia comporta e potrebbe in futuro comportare per il territorio – dichiarano il sindaco Riccardo Tarabella e l’assessore agli usi civici Valentina Salvatori – la delicatezza della questione è evidente».

Secondo Henraxu invece «questa pronuncia, come specificato dallo stesso Commissario, ha “funzione ricognitiva, storico– giuridica circa la natura dei terreni e non può raggiungere effetti costitutivi”. La decisione, nei fatti contraddittoria – prosegue la nota stampa – per quanto il Commissario stesso ebbe a pronunciare nel 2014, non produce effetti propositivi verso il territorio che, oggi più che mai, necessita di una totale stabilità del proprio tessuto produttivo ed economico. Questo pronunciamento apre una serie di scenari che, di fatto, porteranno criticità non solo per Henraux ma anche per gli enti locali e il territorio tutto. Una sentenza che consegna a noi tutti inconvenienti e problematicità e che nuovamente trascina verso il contenzioso tutti i soggetti coinvolti qualora non si dovesse, più che auspicabilmente, addivenire all’accordo già ipotizzato in passato». E la società prosegue spiegando che «dovrà necessariamente difendere la sua posizione, presso il tribunale speciale per gli usi civici, presso il tribunale civile e, se dovesse servire, presso la corte di giustizia europea». —

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