Il Tirreno

Versilia

Dal dramma alla speranza I dieci anni di «Ognivolta»

Simone Pierotti

L’associazione fondata per l’applicazione di norme più severe sull’uso delle armi «Dalle scuole fino al Carnevale, le nostre battaglie per un mondo migliore»

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massarosa

Dieci anni possono rappresentare un lasso di tempo lungo una vita o breve quanto una manciata di minuti. Questione di prospettive. Dieci anni possono servire a lenire, per quanto non a placarlo definitivamente, il dolore per una morte assurda e innaturale. Con quel lutto è dura conviverci, ma in dieci anni si riesce a canalizzarlo in qualcos’altro per evitare che altri vivano le stesse sofferenze, le stesse lacrime, la stessa rabbia.

Lo sa bene, Gabriella Neri. Dieci anni fa le è stato portato via il marito Luca Ceragioli, direttore della Gifas Electric di Piano del Quercione: lui e un altro dirigente furono uccisi dai colpi di pistola di un ex rappresentante che aveva il porto d’armi pur essendo affetto da disturbi psichici. Esattamente il 23 luglio di due anni dopo, assieme alle figlie Claudia e Giulia, Gabriella ha dato vita a una onlus con un nome bellissimo che evoca una canzone poetica: Ognivolta. La sua stella polare è l’applicazione di norme più severe sulla detenzione di armi da fuoco, le rotte per arrivarci sono due: l’iter legislativo e la sensibilizzazione delle coscienze.

«Quanto abbiamo camminato in tutto questo tempo…» osserva Gabriella. Non c’è rancore nelle sue parole. Il dolore rimane, certo, ma afferisce alla sfera privata. Lo custodisce nell’intimità. Cerca, citando una massima di Gandhi, di essere il cambiamento che vuol vedere nel mondo. E lo fa chiedendo una legge ad hoc – dopo le proposte in Senato di Marilena Adamo e Manuela Granaiola, poi decadute, attualmente è stato assegnato alla commissione affari istituzionali di Palazzo Madama il ddl 1211/2019 dei pentastellati Mattia Crucioli e Gianluca Ferrara - e organizzando le giornate di Disarmarte: l’ultima volta, un anno fa, si mosse addirittura il cantautore Bobo Rondelli. Linguaggi e canali diversi, un unico obiettivo.

A dirla tutta, già nel maggio 2011 ci fu un incontro con l’associazione dei famigliari delle vittime delle sparatorie di via Carcano a Milano e di Aci Castello, due storie simili a quelle della Gifas. E un anno dopo la partecipazione al convegno della società scientifica dei medici legali delle Asl a Siena. «C’è sempre stata la voglia di unirsi ad altre realtà con lo stesso vissuto, d’intessere rapporti, di fare rete - prosegue Gabriella – siamo entrati in contatto con Giorgio Beretta della Rete italiana sul disarmo, con il giornalista Stefano Iannaccone che cura il blog ‘Addio alle armi’. E poi artisti, scuole».

Già, la scuola: la Ognivolta da subito ha istuito una borsa di studio all’istituto “Piaggia” di Viareggio che porta il nome di Luca: «È il nostro fiore all’occhiello, ci ha dato modo di parlare ogni anno a centinaia di ragazzi».

Di Ognivolta hanno parlato anche riviste di un certo prestigio. Nomi come la National Geographic e Rolling Stone. «Abbiamo organizzato un convegno al Museo della Marineria e uno alla Gamc. Abbiamo parlato di noi perfino a Carnevale, davanti al carro dei fratelli Cinquini di qualche anno fa: sembrava un azzardo, invece si avvicinarono in tantissimi».

Delle tante iniziative, Gabriella ricorda in particolare quella alla Gamc sulla legittima difesa: «Una signora mi disse che, dopo quella giornata, avrebbe guardato la questione da una prospettiva diversa: è lì che vogliamo arrivare».

Quest’anno, purtroppo, non è stato possibile mettere in piedi nulla: «Ma appena le condizioni lo consentiranno ripartiremo con Disarmarte». Maledetto Coronavirus. —



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