Gioco
Viareggini e turisti concordi: «La Pineta di Levante? Ridotta così è un disastro»
Molti chioschi nel parco sul viale dei Tigli sono in stato di completo abbandono: «Bagni pubblici chiusi da anni, distrutti e lasciati alla mercé dei vandali»
VIAREGGIO. «Io qui ci portavo le mie bambine quando erano piccole e il parco era un fiore all’occhiello: vedere lo sfacelo che è diventata questa pineta è una tragedia». Annamaria Balloni, viareggina doc («nata e cresciuta in Darsena») non ci sta proprio a vedere in che stato è ridotta la pineta di Levante. Specialmente in quel primo tratto lungo il viale dei Tigli dove lei ogni mattina porta a passeggio il suo cane. «Un tempo qui si radunavano i bambini - commenta - ora bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi per via delle siringhe».
Non è la sola a pensarla in questo modo: Massimo Alessi è papà di due bambine e uno sportivo che vive la pineta anche praticando jogging. «In alcuni punti bisogna sperare che vada bene, sia per gli alberi pericolosi che per la sporcizia - ammette - la zona poi è abbandonata a se stessa, bisognerebbe essere più permissivi con le attività e lasciarle lavorare. Magari con un po’ di musica e di attrazioni qui tornerebbe un po’ di vita». «A ogni ora c’è di tutto e di più, specie di notte - spiega Daniele Miragoli - tra prostituzione e spaccio, la zona dovrebbe essere più controllata». «A soffrire di più è il lato a mare della pineta - spiega Francesco Di Carlo - tra i bagni pubblici chiusi da anni e anni e ormai bersaglio dei vandali e i chioschi che sono praticamente tutti chiusi. È un peccato, perché qualche miglioramento c’è anche stato negli anni».
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Ad esaltare i passi avanti della pineta anche Marilena Cheli, assidua frequentatrice del parco con il suo cagnolino, che pur di fronte alla chiusura dei tanti chioschi «mi sembra comunque più curata rispetto agli anni precedenti: ci sono stati periodi - ammette - in cui l’erba era talmente alta che non riuscivo quasi più a vedere il mio cane».
Il bicchiere “mezzo pieno” però lo vedono davvero in pochi. Men che meno i commercianti della zona. «Ho la mia attività da 30 anni e ormai questa nemmeno si può più considerare una pineta - dichiara Mario Bonuccelli, del noleggio cicli numero 3 - hanno deturpato gli alberi e lasciato la zona nel degrado. E la colpa è anche dei viareggini che non si fanno problemi a sporcare: spesso faccio notare alla gente di non gettare sacchi di sporco, ma nessuno ci bada mai. E quando arrivano i gabbiani qui diventa una cloaca». «Non è più una pineta per famiglie - dichiara Sandro Franceschi, della Baita dei Tigli, attività in cui i ladri sono entrati nove volte durante il periodo di lockdown - solo di sera qualche locale riesce a lavorare ma durante il giorno nessuno si ferma portando i bambini a giocare perché non è un luogo adatto, tra lo sporco e i bivacchi che si sono formati negli stessi chioschi abbandonati».
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Non mancano però le proposte. «La zona andrebbe valorizzata - azzarda Domenico Casabianca, titolare dell’Ostematto - servirebbero più controlli, specialmente la sera, e illuminazione: come commercianti stiamo pensando di mettere su noi un po’ di luci per ravvivare l’ambiente. Qui se d’estate si chiudesse la strada al traffico di sera e si organizzasse un mercatino, sarebbe un’ottima attrattiva per la zona». «È veramente triste vederla così - ammettono Marco Carafoli e Claudia Gismondi, turisti di Parma che già hanno visitato Viareggio in passato - andrebbe valorizzata perché, se ripulita, sarebbe un paradiso. E anche il problema sicurezza si risolverebbe perché, se tornasse a vivere anche di sera con i vari chioschi, non ci sarebbero nemmeno i malintenzionati».
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