Il Tirreno

Versilia

l’emergenza coronavirus 

Focolaio in città, chiusa l’indagine dell’Asl Trovati 13 positivi al virus su 37 tamponi

Matteo Tuccini

Sono tutti in isolamento. In attesa di risposta altri 10 test eseguiti sui contatti stretti avuti dalle due famiglie bengalesi

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viareggio

Il cerchio si è chiuso, assicura l’Asl. Nel giro di alcuni giorni – un intervallo di tempo che viene ritenuto inevitabile – l’indagine dell’azienda sanitaria ha individuato tutti i contatti stretti avuti dalle due famiglie bengalesi coinvolte loro malgrado nel focolaio di coronavirus a Viareggio. Un focolaio scoppiato una settimana fa, dopo che un ospite di una di queste famiglie è rientrato dal Bangladesh con il virus in corpo, trasmettendolo agli altri. Le famiglie, infatti, vivono in due appartamenti diversi, ma nello stesso stabile in città: si frequentano anche perché parenti.

L’indagine, condotta dall’Igiene pubblica del Dipartimento di prevenzione dell’Asl, si è mossa tra i posti di lavoro dei contagiati e tra le persone frequentate nel tempo libero, tutte connazionali. Sono 37 i tamponi complessivi di cui si conosce già l’esito: 13 sono risultati positivi al virus, gli altri 24 negativi. Altri 10 tamponi sono in attesa di conoscere il verdetto.

Sulla base di questa ricerca il totale delle persone a rischio contagio, tra posto di lavoro e contatti sociali dei cittadini bengalesi contagiati, sarebbe quindi 47. I casi di positività emersi, al momento, sono meno di un terzo; anche se potrebbero venirne fuori altri dai 10 tamponi in corso di lavorazione. Le condizioni di salute di tutti sono buone: ad eccezione del malato più anziano, che è stato portato in ospedale a Livorno (ma non è mai stato in pericolo di vita), sono stati trasferiti in un albergo sanitario a Lucca, dove stanno trascorrendo il periodo di sviluppo della malattia. Oltre a loro sono in isolamento altre 7 persone: sono risultate negative al tampone, ma dato che hanno avuto contatti stretti recenti con i contagiati sono comunque state messe in quarantena. Sono liberi di circolare solamente quelli che, con tampone negativo, hanno superato i 14 giorni dall’ultimo contatto ravvicinato. Cioè il periodo di incubazione oltre il quale, secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, il coronavirus non è più trasmissibile. Ulteriori contatti, spiegano dall’Asl, non sono stati interessati dall’indagine e dal tampone perché ritenuti «non ravvicinati e non rischiosi. L’ipotesi di contagio esiste solo quando si è stati a fianco di un positivo acclarato, non di una persona che è stata a sua volta vicina a un positivo. Inoltre la presenza della mascherina e il distanziamento che viene ancora richiesto, di fatto, sono dei deterrenti che rendono molto più difficile la trasmissione del virus».

Come si fa a risalire la catena? Parlando con gli interessati, ma non basandosi solo su questo. Il Dipartimento di prevenzione ha analizzato la documentazione dei posti di lavoro dei bengalesi, scandagliando turni e presenze, per risalire con il massimo dell’accuratezza a tutte le persone a rischio.

Per quanto riguarda l’altro focolaio – ma il termine corretto sarebbe cluster, cioè concentrazione di casi – sviluppatosi in Versilia, con una mamma e suo figlio originari del Senegal, residenti a Seravezza e risultati positivi, l’indagine Asl ha appurato che soltanto un’altra persona era potenzialmente esposta: così ha fatto il tampone ed è risultata negativa.

Il totale dei casi di coronavirus verificatisi in Versilia è di 653. Dal 6 luglio sono stati 17: 13 a Viareggio, 2 a Seravezza e 2 emersi ieri a Camaiore. In attesa dei risultati degli ulteriori test e di eventuali nuovi focolai che, naturalmente, nessuno si augura. Né in Versilia, né altrove. —



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