La protesta
Mallegni lascia ma non molla Pietrasanta
Si parla di tensioni con Giovannetti e di pensieri rivolti a Roma, ma anche a Firenze: «Ha ancora le sue carte da giocare»
pietrasanta
Dopo 12 anni da sindaco, 2 da assessore e 3 da consigliere comunale Massimo Mallegni si dimette dal comune di Pietrasanta. «Ma liberarsi del sottoscritto resta complicato, anche perché quando ci metto la faccia, gli elettori mi premiano», è stata la conclusione, con annesso messaggio ad amici e nemici, del senatore una volta ufficializzata domenica scorsa, dal palco della Versiliana, la decisione di consegnare al sindaco Alberto Giovannetti le deleghe della cultura e del turismo.
Il motivo di questa uscita di scena? «Tutto inizia e tutto finisce: non voglio mica fare la fine di Peter Falk che per tutta la vita ha fatto il tenente Colombo: mi dedicherò ai tanti impegni al Senato con la solita attenzione a Pietrasanta e alla Versilia», la sua spiegazione. Un fatto è però certo: le dimissioni di Mallegni non sono evento da archiviare con un’alzata di spalle e tanti saluti. Perché la decisione lascia in scia domande, sussurri, chiacchiericci e veleni. Del resto l’uomo, in simbiosi, non sempre, con il politico, ha da 20 anni a questa parte un ruolo rilevante in terra di Pietrasanta anche se i suoi avversari, e non solo i suoi avversari, certificano di un appeal in calo. «Fesserie: Mallegni ha sempre un consenso importante e anche nella maggioranza c’è chi continuerà a sostenerlo e a seguirlo a prescindere. Anche se qualcuno, forse, com’è fisiologico che sia, lo ha perso per strada. Detto questo – ci confida un importante esponente del centrodestra – parliamo di un purosangue della politica che ha però un carattere ingombrante e un modo di fare che non piace a tutti. Certo che ci sono stati dei “vivaci dissidi”, definiamoli così, fra lo stesso Mallegni e il sindaco Alberto Giovannetti (smentiti da quest’ultimo, ndr), ma del resto chi è che non ha litigato con Mallegni? Detto questo, non credo che le sue dimissioni, peraltro rassegnate in piena estate quando la visibilità mediatica è significativa, siano da attribuire a questi contrasti. Magari ha veramente troppi impegni, magari ancora si vuole alleggerire di qualche incarico previo consiglio dei suoi fedelissimi, però in un modo o nell’altro continuerà a presidiare la politica pietrasantina. Nel frattempo il sindaco Giovannetti avrà la possibilità di dimostrare di poter amministrare bene come del resto sta cominciando a fare, e forse ancora più serenamente senza Mallegni». Fra le ipotesi del “me ne vado senza sbattere la porta” del senatore ci sarebbe anche la speranza di un ruolo di rilievo in vista delle prossime elezioni regionali: chiacchiere? Vedremo. Nel frattempo è già partito il toto-assessore alla cultura: il nome più gettonato è quello di Gabriele Marchetti, capogruppo di Forza Italia, ex presidente del consiglio comunale: un suo ingresso in giunta innescherebbe l’entrata in consiglio comunale di Stefania Bertagna, che avendo nel frattempo optato per Fratelli d’Italia andrebbe a rinforzare il Gruppo Misto e, di conseguenza, il partito di Giorgia Meloni. Chi invece si dichiara non interessato ad un ruolo come assessore è Massimiliano Simoni. «Assolutamente no: dalla Meloni ho avuto l’incarico – precisa – di occuparmi delle elezioni regionali. Ed è quello che farò. Il resto non mi interessa». —
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