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Versilia

I 90 anni dell’altra metà del signor G: Viareggio festeggia Sandro Luporini

Adolfo Lippi
I 90 anni dell’altra metà del signor G: Viareggio festeggia Sandro Luporini

Autore, scrittore, pittore e sportivo: domani sera alla Cittadella lo spettacolo che ripercorre la sua straordinaria avventura

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Domani Sandro Luporini compie 90 anni. Un traguardo importante che Viareggio festeggerà con una serata speciale in programma alla Cittadella del Carnevale. Così lo tratteggia a tutto tondo Adolfo Lippi.



Adolfo Lippi

Pittore rinomato, autore di canzoni e testi teatrali per Giorgio Gaber, sportivo della prima ora, Sandro Luporini, viareggino per nascita e da qui tanto ispirato, taglia il traguardo dei novant'anni. E Viareggio gli dedica una grande serata celebrativa domenica 12 luglio - giorno del suo compleanno - alla Cittadella del Carnevale.

Sandro Luporini è osservatore e commentatore di tante situazioni italiane. Le ha fatte cantare, le ha descritte, vi ha ragionato. È stato applaudito e anche contestato in centinaia di teatri nazionali. Direi che è soprattutto un filosofo colto e dissonante. Ha letto Adorno e Marcuse. Ha dipinto a Milano in un importantissimo gruppo, la “metacosa” con Lino Mannocci e Giuseppe Biagi. E non si è mai tirato indietro nell'indicare le stagioni quando valeva un impegno e quelle quando, lui e Gaber, ritennero necessario ritirarsi e fare i critici di una generazione che della ribellione operaia e studentesca sceglieva le barbarie delle Brigate Rosse.

Sandro Luporini fu, nel dopo guerra, al “Beltabello” di via IV Novembre, dove ora sorge il Liceo Scientifico, un promettente giocatore di basket.

Figlio di un impiegato della “Socoti” di Venasco Bini e Giacomo Sforzi, che disegnava divinamente bene, Sandro si fece largo nella squadra del “Vela” del commendator Piselli, proprietario di un calzaturificio. Lui e il fratello “Cecco”, diretto da Mino Parodi, spiccarono in una formazione con Soppelsa, Lucarini, “Gigi” Pieraccini, che in pochissime stagioni passò dal dilettantismo alla serie A. Ebbero anche come allenatore un ciccione sapiente che si chiamava Van Zandt e proveniva dal campo americano di Livorno.

Il “Vela” raggiunse le stelle e Sandro Luporini fu “acquistato” da una squadra romana e giocò in Italia e all'estero con brillantissimi risultati.

Ma lui era un atletico atipico. Leggeva libri rari e, soprattutto, dipingeva. Così scelse poi Milano dove ritrovò artisti quali Gianfranco Ferroni e Giuseppe Martinelli che avevano lasciato Viareggio per bordeggiare l'Accademia di Brera e i suoi dintorni, soprattutto il caffè “Jamaica”.

Fu in questi anni che Luporini incontrò Giorgio Gaber, un giovanissimo cantante di poche pretese e tante speranze. Aveva già scritto “Non arrossire” con Mario Monti e si esibiva nei localetti di provincia.

Luporini ben narra l'intera vicenda della sua vita in un bellissimo libro “Vi racconto Gaber” pubblicato da Mondadori.

L'incontro fu fortunato. Assieme avrebbero fatto la storia del teatro italiano, da “Il signor G” a “Libertà obbligatoria”, a “Polli di allevamento” al “Teatro canzone” a “La mia generazione ha perso”.

Gaber recitava e cantava. Luporini scriveva i testi e dava il tono agli spettacoli. In coppia funzionavano meravigliosamente e le loro canzoni furono riprese in radio, nei dischi, dalle televisioni con successi anche strepitosi e pubblici numerosi e , spesso, entusiasti.

All'inizio con canzoni quali “I borghesi” ebbero il plauso delle frange estreme del Movimento operaio e studentesco. Poi però, a mano a mano che la politicizzazione prese a farsi protagonista, ad entrare anche nelle stanze del Parlamento, qualcosa, ben di più, mutò nell'atteggiamento della coppia.

Divennero, Gaber e Luporini, assai dissociati. A loro non andava a genio essere marcati di “destra” o di “sinistra”. Scoprirono un individualismo politico, anche intimistico. Spegnevano le loro passioni in un ritrovato senso del privato, nella libertà di opinione ed espressione, senza più intruppamenti. Poi, addirittura, la moglie di Gaber, la Ombretta Colli, si candidò con Berlusconi ed il “loro” pubblico mutò pelle. Non che Gaber e Luporini fossero divenuti qualunquisti, populisti o di destra facile, però fecero fatica a seguitare nell'appartenenza. E dopo Gaber morì.

Ma dove scrivevano Luporini e Gaber? Scrivevano i loro testi all'hotel “Plaza”, al “Caffè Casablanca” di Viareggio e alla “Padula”, una casa-tenuta sul monte Magno tra Camaiore e Massarosa dove il “clan” Gaber ancora trascorre parte dei propri periodi di riposo. Luporini, che aveva anche abitato una specie di “Comune” nel camaiorese, specie in estate ospitava Gaber e disertarono le assolatissime spiagge, si ritiravano ad ideare i loro successivi spettacoli invernali.

Intanto però Luporini dipingeva, faceva mostre, rappresentava squarci di marine ora surreali ora fantasticate. Era attratto dalla “nuova figurazione”, dove Ferroni, livornese, la faceva da maestro. Era una corrente scoperta dai critici milanesi meno disposti o non più disposti a seguire Renato Guttuso nel “realismo” propagandista e militante. Luporini, dopo Ferroni e Martinelli, viareggino anch'egli, fece così parte di un gruppo che dalla “nuova figurazione” era una costola: la “metacosa”. E con il gruppo espose a Milano e a Viareggio, con ottime critiche.

Ritiratosi, appartato, ma ben presente nei ristoranti viareggini, da “Buonamico” specialmente, Luporini vive questi anni, e sono tanti, in un appartamento sulla via che va a Lucca. Confortato dai figli e dagli amici più stretti.

Mi piace concludere con un suo struggente testo: «Non insegnate ai bambini / ma coltivate voi stessi il cuore e la mente / stategli sempre vicini / date fiducia all'amore, il resto è niente». —





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