Il Tirreno

Versilia

LETTERA APERTA 

No dei docenti del Chini alla didattica a distanza

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VIAREGGIO

«La didattica a distanza è stata una risposta della scuola alle criticità del momento, ma non può e non deve diventare una modalità strutturale». Il documento elaborato (e condiviso) da 87 docenti del liceo Chini-Michelangelo di Lido racchiude le loro (diffuse) perplessità su uno strumento considerato “di emergenza” e in quanto tale necessariamente accettato, ma che «deve essere abbandonato quanto prima per ritornare alla scuola in presenza».

I professori sono preoccupati e non lo nascondono. «Pur avendo mantenuto in queste settimane il contatto con gli studenti e operato con impegno e professionalità, non possiamo fare a meno di sottolineare le criticità della didattica a distanza». Che implica «una perdita della dimensione relazionale del fare scuola: componente essenziale dei processi di apprendimento».

Secondo i docenti, il distanziamento sociale «ridimensionerebbe in modo drammatico i livelli di coinvolgimento e di partecipazione degli alunni» ritenuti al contrario «necessari per la formazione di cittadini consapevoli». La didattica a distanza, inoltre, «limita il repertorio delle metodologie a disposizione dell’insegnante e della classe, rendendole impraticabili o più faticose». Il riferimento è alla conduzione di un colloquio con gli alunni «dovendo fare i conti con continue difficoltà audio-video».

C’è poi l’aspetto della socialità, «da cui la scuola non può prescindere», comprendendo nell’analisi «le dinamiche del gruppo classe e tutte le esperienze di partecipazione e di vita associata di cui gli istituti di ogni ordine e grado sono insostituibile laboratorio». I professori si mostrano diffidenti verso la didattica a distanza perché «poco inclusiva per i soggetti con disabilità che risentono particolarmente dell’isolamento forzato dall’ambiente scolastico» e ragione dell’indebolimento «del confine tra tempo di lavoro e vita di privata». E poi «le molte ore di lavoro al pc non tengono conto degli effetti sulla salute psico-fisica». La didattica a distanza, concludono, «fa sì che si appiattiscano le responsabilità di mediazione culturale del docente, quando invece sarebbe necessario che tali responsabilità crescessero almeno proporzionalmente all’oceano informatico-tecnologico nel quale i ragazzi sono sempre più immersi». Con la didattica a distanza si prefigurerebbe «una riduzione del ruolo del docente a quello di mero tutor nell’accesso degli alunni a saperi che sarebbero fruibili on line senza bisogno di adeguata elaborazione critica».

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