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È pietrasantino il cacciatore dei falsi profili sui social

Luca Basile
È pietrasantino il cacciatore dei falsi profili sui social

Maurizio Tesconi è esperto di “social bot”, che sul web si spacciano per persone «Ragazze disponibili ma inesistenti, tifosi di politici e altro: ecco cosa fanno»

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PIETRASANTA.Professione: “cacciatore di social bot” Che scritto così fa tanto Blade runner, con in scia quella citazione epica, «Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare», che idealmente si addice al lavoro quotidiano di Maurizio Tesconi, pietrasantino, esperto di cyber intelligence e responsabile del laboratorio Wafi del Cnr di Pisa. In poche parole una testa pensante di significativa competenza sulla materia, che evoca i meandri inesplorati della rete in ogni dove, il cacciatore Tesconi che insieme a Viola Bachini – comunicatrice scientifica e divulgatrice – ha scritto un libro, “Fake people, storia di social bot e bugiardi digitali”, Codice Edizioni, che è un viaggio alla scoperta del profilo fasullo che impera dalle parti di internet e dintorni.

Con una premessa: le 176 pagine scritte da Bachini e Tesconi non sono materiale cartaceo per soli addetti ai lavori: il divenire di episodi, casi, storie sospese fra attualità, dramma e grottesco, è infatti manuale d’uso pratico e di conoscenza anche per chi ha scarsa dimestichezza con l’argomento.

«La rete è invasa dai fake. E ad essere false – spiega Tesconi che nel mese di agosto, insieme a Bachini, presenterà il libro, dal 19 giugno in distribuzione, proprio a Pietrasanta – non sono solo le notizie (le celeberrime fake news), ma anche le persone. Su Internet la probabilità di incontrare un profilo fasullo è infatti altissima: c’è chi nasconde la propria identità o si spaccia per qualcun altro, e poi ci sono i social bot, che sono in grado di imitare il comportamento degli umani senza destare sospetti. Sono anni che, nel mio lavoro al Cnr, vado alla ricerca dei profili falsi social: individuarli non è semplice. Vanno osservati, analizzati, seguiti».

Le storie, dicevamo: dal bot diventato razzista nel breve volgere di una giornata ai troll della campagna elettorale statunitense fino ai finti seguaci dei politici di casa nostra, passando per la truffa dell’algoritmo che fece schizzare alle stelle le azioni di un’azienda fantasma: ma nel libro di Bachini e Tesconi ci sono anche hacker e professionisti di settore che, intervistati, mettono a fuoco il contesto di sfida da affrontare nella caccia alle false identità.

«Un social bot – continua Tesconi – altro non è che un programma automatizzato dietro il quale si nascondono algoritmi così sofisticati da essere indistinguibili dalle persone in carne e ossa. Ma i social bot, utilizzati per gli scopi più disparati, non sono tutti uguali: ci sono quelli “buoni”, che per esempio inviano in automatico un tweet in caso di terremoto, ma ci sono anche quelli meno virtuosi. E in questo ultimo caso bisogna essere attenti a prevedere la mossa dell’avversario, aggirarlo, individuarlo». Una, cerebrale partita a scacchi che si protrae nel tempo, ma che se ben giocata può risolvere a favore del cacciatore, a scapito di chi li bot lo crea, quella stessa partita. Ma dietro questa partita, attenzione, si celano interessi talvolta di rilevanza economica incredibile o dai risvolti sociali e politici di straordinario impatto.

«Nel libro – precisa Tesconi – raccontiamo ad esempio del caso del sito per adulteri dove software automatizzati, con sembianze femminili, agivano da esche nei confronti di persone alla ricerca di avventure. Una sorta di piattaforma per l’infedeltà che però, una volta accertato l’inganno che ci stava dietro, ha avuto purtroppo sviluppi anche drammatici». In sostanza decine di milioni di persone si ritrovavano a chattare, a confidarsi, a scambiarsi effusioni in rete con quelle che ritenevano ragazze avvenenti e interessate, ma che in realtà altro non erano che robot. E nel farlo mettevano a rischio, in una sorta di gioco perverso, una girandola mostruosa di dati sensibili poi finiti sul cosiddetto dark web quando gli hacker svelarono l’inganno.

«Ma c’è anche la storia del campione che vinceva epiche partite a poker contro avversari che erano invece – fa sapere Tesconi – robot preparati a perdere. Se poi vogliamo arrivare ai giorni nostri, pensiamo agli avatar creati per elogiare l’operato del medico di turno a margine dell’emergenza coronavirus, i supporter, ovviamente fake, così come i detrattori, dei politici. È un mondo sconfinato dove operano aziende capaci di gestire centinaia di account con un volume, davvero impensabile, di soldi». Perché alla fine, come recita un mantra quanto mai attuale, su internet bisogna sempre fare attenzione: non puoi mai sapere, chi o cosa ci sta dall’altra parte dello schermo. —


 

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