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Il Parco delle Apuane si popola di cervi. «Presenza positiva per l’ecosistema»
A nove anni di distanza dal primo avvistamento vicino a Vagli è salito ad almeno sessanta il numero di esemplari censiti
STAZZEMA. Di recente si sono fatti vedere anche da escursionisti o residenti in Alta Versilia. Qualche esemplare di cervo è stato avvistato sul monte Prana, la parte più a sud delle Apuane nel comune di Camaiore e nelle frazioni stazzemesi di Terrinca e Levigliani. È il segno che questo animale sta popolando l’area protetta del Parco. Ma se non bastasse ci sono anche i numeri dei censimenti fatti dai guardiaparco, i biologi dell’ente, e dai volontari: sono valori sottostimanti e dicono che nell’area protetta ci sono circa 60 cervi.
«Nel 2011 ci fu uno dei primi avvistamenti nella zona settentrionale fra Vagli e il Sumbra – spiega Paola Fazzi, biologa collaboratrice del Parco – solo negli ultimi anni il cervo ha iniziato a estendersi in tutte le Apuane sia centrali che meridionali. Sul passato non abbiamo dati per dire se qui questo animale ci sia mai stato».
Il Tirreno raccontò a fine 2017 di alcuni avvistamenti nella zona della Panie, e quindi del primo insediamento del cervo nell’Alta Versilia. «Di recente abbiamo avuto segnalazioni da più zone delle Apuane meridionali. L’ultimo riguarda due femmine viste a Terrinca. Abbiamo continuato quasi tutti gli anni a fare censimenti, nel periodo di ottobre in cui i maschi bramiscono per segnalarsi e competere con altri esemplari per attrarre le femmine – aggiunge Paola Fazzi - In questo modo si conta il numero di maschi e si stima la popolazione presente. Consideriamo circa fra 50 e 60 animali, ma crediamo siano cifre sottostimate perché con i censimenti non siamo riusciti a coprire del tutto l’area in cui ci possono essere cervi».
Dunque un vero popolamento, fra l'altro positivo, perché il cervo è una specie autoctona, cioè l’area protetta delle Apuane è il suo ambiente ideale. A differenza di mufloni o cinghiali che sono stati introdotti, negli anni ’80, prima che fosse istituito il Parco regionale per scopi venatori. «È un bene per l’ecosistema – specifica la biologa – e una presenza giusta. Non sono ancora in sovrannumero e non hanno un impatto negativo sulla vegetazione come è successo in altre zone».
L’avvento del cervo testimonia poi un altro aspetto. «Conferma che la presenza degli ungulati è indipendente dal fatto che ci siano i lupi – dice Fazzi - i predatori non fanno estinguere le prede, altrimenti sarebbe controproducente. Riescono a fare un contenimento di buona parte della popolazione di tutti gli ungulati, come per i cinghiali che nonostante la presenza del lupo continuano ad esserci con numeri probabilmente elevati. Sui cinghiali i residenti sostengono che siano sempre più vicini ai paesi perché scappano dai lupi, ma il vero motivo è che il numero delle specie è elevato, perché ci sono state condizioni ambientali (per come è stato il clima invernale) che li hanno forniti di disponibilità maggiori di cibo».
Spesso, i meno esperti fanno confusione fra il cervo e il capriolo: entrambi sono mammiferi della famiglia dei cervidi, ma il primo ha una taglia e dimensione notevole rispetto al capriolo (che ha anche una chiazza di pelo chiaro nel posteriore), e poi i palchi (le corna) del cervo sono più grandi e di forma più complessa.
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