Gioco
L’abbraccio del ministro Bonafede «Lo Stato dovrebbe ringraziarvi»
Dopo la cerimonia religiosa i familiari delle vittime gli hanno chiesto lo stop alla prescrizione per il reato di disastro colposo
viareggio
È un sistema-giustizia che deve ripartire al tempo del virus, anche per fissare la data dell’udienza di Cassazione per il disastro ferroviario di Viareggio. Parola di Alfonso Bonafede, ministro della giustizia, ieri a Viareggio per la cerimonia religiosa in memoria delle 32 vittime del disastro ferroviario di Viareggio, 11 anni fa. «Dopo il blocco quasi terminato ripartiamo», ha dichiarato il ministro rispondendo alla domande del Tirreno sui tempi previsti per una data di avvio del terzo grado di giudizio: «Quello che stiamo facendo è lavorare affinché l’attività giudiziaria nel nostro Paese possa tornare alla normalità giudiziaria. La pandemia non ferma la giustizia italiana ed i cittadini lo devono sapere».
Certo, non è compito del ministro fissare le date delle udienze, ha sottolineato Bonafede, ma le parole pronunciate al cimitero della Misericordia dove si trova il mausoleo che raccoglie molte delle vittime della strage di quella maledetta notte, non possono rimanere inascoltate là dove devono essere recepite.
Alle parole del ministro fanno eco quelle dei familiari delle vittime: «Riguardo al processo, aspettiamo si fissi una data per la Cassazione», ricorda Marco Piagentini, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”: «I reati di incendio e lesioni colpose gravi e gravissime sono già andati in prescrizione. I capi d'imputazione rimasti ora a rischio sono il disastro ferroviario e l'omicidio colposo plurimo, che per fortuna restano in piedi perché c'è l'aggravante dell'incidente sul lavoro». Riconosciuto in entrambe le sentenze, di primo e secondo grado.
Alfonso Bonafede è di casa a Viareggio, presente nei cortei ancora prima di diventare ministro della giustizia, con alle spalle il lavoro fatto insieme ai familiari delle vittime di Viareggio e a quelli del Comitato nazionale “Noi non dimentichiamo”, per arrivare alla legge sulla abolizione della prescrizione, oggi in vigore. «Una legge di cui vado orgoglioso», ha dichiarato il ministro, «ed una legge di civiltà. Ora dobbiamo concentrarsi per arrivare ad una effettiva celerità dei tempi del processo penale: tempi brevi e certi, nei limiti del possibile». Perché ciò sia possibile, ha sottolineato il Guardiasigilli, «la riforma del processo penale, che è del Parlamento, deve andare avanti con celerità. Perché è un'esigenza che hanno tutti i cittadini italiani».
Bonafede ha voluto ricordare il legame forte avuto con i familiari delle vittime di Viareggio: «Un rapporto che è andato oltre quello istituzionale ed ho sempre sentito la loro vicinanza nei miei confronti».
Lungo una battaglia - sottolinea il ministro della giustizia - che i familiari dei morti tra le fiamme e sotto le macerie di via Ponchielli e via Porta Pietrasanta hanno portato avanti, e portano avanti, «pur sapendo che la nuova normativa non sarebbe valsa per il processo di Viareggio. Ma hanno lottato affinché quello che è accaduto a loro non capiti ad altre persone. Oggi, nel giorno del loro dolore, rappresentano un esempio di cittadinanza attiva al quale lo Stato italiano deve dire “grazie”».
Non è un caso se della battaglia per tempi e modalità della giustizia si parli ancora al presente, come cosa viva. «Alla luce della nostra vicenda giudiziaria, ultimamente abbiamo lanciato alcune proposte», sono le parole di Marco Piagentini: «Prima fra tutte l’interruzione della prescrizione nei processi con imputati per disastro colposo, pensiamo per esempio al crollo del ponte di Genova».
Bonafede, lasciando il cimitero di Viareggio, si è impegnato pubblicamente a portare all’attenzione del Governo la grave questione dell’assenza di capostazione, da sei mesi, per lo scalo di Viareggio. —
(ha collaborato Roy Lepore)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
