Il Tirreno

Versilia

lutto 

Addio a Lisandra, la passionaria della Darsena dal cuore grande

Claudio Vecoli
Lisandra Biagini
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Lisandra Biagini

Una vita spesa fra impegno politico e attività nel sociale Per 10 anni è stata presidente della Circoscrizione

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Viareggio

Per tutti era solo e semplicemente la Lisandra. Un po’ per quel nome tutt’altro che comune mutuato dalla storia dell’Antico Egitto che bastava ad identificarla in tutta la Darsena. Un po’ perché la sua vita è stata piena, mai banale, vissuta fino in fondo da passionaria, tanto che quel nome da combattiva regina d’altri tempi è finito per calzarle a pennello. Ieri mattina, al termine di una cavalcata lunga novantaquattro anni, Lisandra Biagini ha deciso di fermarsi. In questi casi si dice che se ne è andato un pezzo di storia della città. Spesso si tratta di un modo di dire un po’ retorico. Ma non nel caso di Lisandra Biagini.

Tante le sfaccettature del suo profilo. Lisandra Biagini è stata impegnata in politica e nel sociale, sempre orgogliosamente a sinistra: prima nelle file del Partito comunista, poi in Rifondazione e infine nei Comunisti italiani. E in queste vesti ha ricoperto molte cariche: fra le tante, è stata consigliera comunale per Rifondazione comunista durante la giunta Costa ma soprattutto presidente della circoscrizione Darsena-Campo d’Aviazione per dieci anni durante le due legislature Marcucci. E chi l’ha conosciuta sa bene che il suo impegno è sempre stato sul campo. Per questo è più facile ricordarla dietro le cucine della Festa dell’Unità (era fra l’altro una cuoca eccellente) o a fianco dei cittadini durante le manifestazioni di protesta piuttosto che seduta su qualche potrona istituzionale.

La politica, tuttavia, è stata soltanto una delle sue passioni. Figlia ultimogenita di antifascisti, in tempi in cui lo studio e l’istruzione erano appannaggio dei soli uomini, Lisandra è stata, fin da subito, abituata a lavorare sodo. «Ho cominciato – raccontò in una intervista al Tirreno in occasione dei suoi novant’anni - andando ad imparare a cucire dalle suore Mantellate per confezionare il corredo alle mie sorelle maggiori. Poi in tempo di guerra, avevo sedici anni, davo una mano a mio padre che aveva un chiosco: prima in piazza Grande a Viareggio, poi a Camaiore, in piazza Romboni. Noi eravamo sfollati a Pedona ed io tutte le mattine scendevo alle cinque in tempo per ricevere i giornali. Tornati dalla guerra mi presentai in tutti i negozi della Passeggiata per trovare un impiego e fui presa al lavoro da Baroni, dove sono rimasta per cinque anni. Poi mio padre aprì una polleria al mercato e andai ad aiutarlo».

Ma ago e filo sono rimasti sempre due strumenti cari a Lisandra e, ormai sposata con il “trabaccolaro” Benedetto Consorti, si mise a cucire ombrelloni e tende per stabilimenti balneari, in un fondo in via Coppino. «Con gli anni – raccontava ancora - riuscii a riscattare il negozio e i macchinari e a mettermi in proprio. All’epoca tutta Forte dei Marmi si rivolgeva a me: ho fatto tende per la Villa Agnelli e per tutti i bagni di Forte».

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Il suo nome è legato a doppio filo anche alla nascita del CarnevalDarsena. Nel 1970 proprio nel suo magazzino, è nato - grazie all’inventiva di Danilo Fedeli e di un altro manipolo di visionari appassionati di Carnevale - quello che poi è diventato “il rione dei rioni”. E che proprio quest’anno ha festeggiato i suoi primi cinquant’anni. «Ogni salotto - ricordava ancora Lisandra - si apriva, organizzava una cena, invitava tanti amici e si faceva festa. Cucivamo vestiti che davamo gratis a chi veniva. Una volta Brunello Romani, ci portò Tarcisio Burgnich, all’epoca giocatore della Fiorentina: era finito tutto il pesce, allora chiamammo Sergio di Tito del Molo che ci mandò un tegame di cacciucco. Ho conservato quella pentola storica. La Darsena allora era un grande famiglia dove tutti erano pronti a darsi una mano».

E poi l’impegno nella Croce Verde. Fin dal Dopoguerra come semplice iscritta. Poi, dal 1993 al 2008 come consigliera (e, per un lungo periodo, anche vicepresidente durante la gestione Farnesi). «Ho avuto tanti incarichi e anche tanti riconoscimenti per il mio impegno – diceva ancora - ma gli anni passati alla Croce Verde sono quelli che mi porto nel cuore».

Cuore generoso di darsenotta, il suo. Lisandra Biagini è stata vicina anche all’esperienza dei preti operai che nella Chiesina dei Sette Santi prima e nel Capannone della Crea poi mettevano in pratica gli insegnamenti più autentici del Vangelo. Un’esperienza portata avanti da don Sirio Politi, don Beppe Socci e don Luigi Sonnenfeld a cui Lisandra ha sempre dato il suo contributo concreto.

Negli ultimi anni della sua vita, complice qualche problema di salute, aveva dovuto abbandonare l’impegno in prima persona sia nella politica che nel sociale. «Non appartengo più ad alcun partito - diceva ancora - semplicemente perché la politica come la intendevo io, era un’altra cosa: per me l’unico interesse era il bene degli altri». Che sia questa la sua eredità più grande che lascia alla città. —




 

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