Gioco
Quei tredici rintocchi per non dimenticare le vittime dell’alluvione
Celebrazioni ridotte a causa dell’emergenza coronavirus, ma il dolore per la tragedia di Cardoso resta ancora vivo
Cardoso
Volano i palloncini nel cielo mentre il campanile di Cardoso in lontananza batte i rintocchi. Tredici, tanti quanti le vittime di quel 19 giugno 1996 e nella chiesa, intanto, dei lumini a forma di stelle fanno da contorno ad un grande cuore con i nomi delle vittime. E’ impossibile dimenticare quegli attimi in cui il fiume dove si giocava da bambini, si pescava, che scorreva placido sotto lo sfondo dei monti, portò via tutto: portò via vite, case, sogni. Sembrava non ci potesse essere più vita, ma la comunità di Cardoso volle credere che ci potesse essere una speranza: ci furono anche le istituzioni dopo quella tragedia.
In un messaggio il capo del dipartimento nazionale della Protezione Civile Angelo Borrelli affidato ai canali social dei comuni della Versilia ha ricordato come l’alluvione del 1996 fu la palestra in cui la nuova Protezione Civile sperimentò un modello che fece scuola a livello nazionale con la capacità dello Stato, delle istituzioni, dei cittadini, delle forze dell’ordine e dell’esercito di lavorare assieme e ricostruire in sicurezza.
Poi ci volle la volontà, quasi testardaggine, della popolazione di rimanere e restare. Il programma è iniziato alle 10 quando il Comune di Pietrasanta ha ricordato Alessio Ricci cui è dedicata la scuola del Pollino alla presenza dell’assessore Francesca Bresciani e della dirigente Carmen Menchini.
Il momento più significativo della giornata è stato a Cardoso alle ore 13,45, orario in cui la furia delle acque iniziò a distruggere case e cose e a portarsi via 13 vite del paese di Cardoso: alla deposizione dei fiori erano presenti il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, il suo vice Alessandro Pelagatti, il presidente del consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani, il sindaco di Seravezza Riccardo Tarabella e rappresentanti dei cittadini e del volontariato versiliese e toscano. La benedizione del parroco della comunità don Simone Benelli ha segnato l’inizio del ricordo silenzioso delle vittime al suono delle campane del Paese.
Nel pomeriggio il programma è proseguito con la staffetta della memoria in collaborazione con l’Atletica Pietrasanta Versilia che ogni anno dalla foce del Fiume risale i luoghi maggiormente colpiti dalle acque, fermandosi in località La Rotta a Pietrasanta, alla scuola Enrico Pea a Marzocchino dove è stata ricordata Valeria Guidi, la piazza Carducci di Seravezza, a Ruosina al cippo eretto per il ventennale e quindi, a Pontestazzemese. «Abbiamo il dovere della memoria: questa comunità ha saputo trovato le energie per rinascere e continuare a vivere in questi luoghi», commenta il sindaco Maurizio Verona. «Abbiamo ricordato amici e persone che in quei giorni si sono messi al servizio della nostra comunità per far trovare le risorse umane per rinascere. Il grande impegno che resta è quello della messa in sicurezza dei versanti per passare finalmente dalla fase dell’emergenza a quella della prevenzione e della programmazione». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google