Gioco
Via libera al rimpatrio della salma ma l’iter burocratico si è bloccato
La famiglia non ha il denaro per sostenere economicamente il rientro «Porte chiuse al ministero degli Esteri che dovrebbe occuparsene»
tragedia infinita
Sarà sepolto a Viareggio Vittorio Barruffo, il cuoco ucciso in Francia a 44 anni forse a causa degli screzi avuti con un collega di lavoro. Sarà, perché il suo corpo è ancora in Francia, a Grenoble. A distanza di nove mesi del ritrovamento del telo di cellophane che ne conteneva i poveri resti.
Il 16 giugno l’avvocato Umberto Prisco, che tutela la famiglia di Barruffo, è stato informato dal giudice istruttore Isabelle Chuilon che la Procura di Grenoble ha finalmente liberato la salma per il rientro in Italia. Dal 23 giugno potrà avvenire il rimpatrio, ma al momento è tutto fermo.
«La famiglia di Vittorio – spiega l’avvocato Prisco – non ha il denaro per farsi carico dell’operazione. Servono 4.000-5.000 euro, una somma che al momento loro non hanno. In questi casi, un cittadino italiano residente all’estero come era Vittorio ha diritto ad essere riportato nel proprio Paese a costo zero. È lo Stato, cioè, a sobbarcarsi l’intero costo del trasferimento. Nel caso in cui si accerti che esistono disponibilità economiche intestate allo stesso Barruffo, come ad esempio il conto corrente, l’amministrazione pubblica potrà rivalersi: ma per ora quelle somme sono sequestrate dalla magistratura francese e non possono essere toccate».
L’avvocato Prisco, per avviare il rientro con l’ok delle nostre autorità all’esborso economico, si è rivolto al ministero degli Esteri. «Ma mi sono scontrato con la burocrazia del nostro Paese – dice – Trovo solo porte chiuse. Mi rimbalzano di continuo da un ufficio all’altro e di fatto mi impediscono di avviare la pratica per il rientro del corpo. È una cosa sconcertante. Mi sono anche rivolto a un nostro rappresentante politico, il deputato Riccardo Zucconi, che si è detto disponibile a mettermi in contatto con gli uffici incaricati per sbloccare tutto. Domani ne sapremo di più».
In questa vicenda l’avvocato Prisco, che fin dall’inizio ha assunto la difesa dei familiari di Barruffo, si è scontrato più volte con storie di ordinaria burocrazia, quando non di inefficienza. Da entrambi i lati del confine.
«In questo senso diciamo che non c’è stata molta differenza tra Francia e Italia – dice il legale – Ad ora non ho ancora ricevuto le carte dell’inchiesta, da cui si potrà capire il contesto in cui è maturato il delitto. Oltre che le modalità usate secondo quanto raccolto dagli investigatori con prove e testimonianze. L’esecuzione del mandato di cattura, con l’arresto e poi la scarcerazione dell’unico indagato, l’ho letta dai giornali. Anche quella vicenda lascia perplessi: ritengo che si sarebbe potuto fare di più».
Ora l’avvocato Prisco si augura che possa sbloccarsi il rientro in Italia della salma di Barruffo per i funerali e la sepoltura nella sua città d’adozione. Così vogliono i suoi parenti più stretti e così sarà, burocrazia permettendo. —
m.t.
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