Sicurezza
Il patto sui risarcimenti «Se lui non scrive non puppa i “vaini”»
viareggio
È il pomeriggio del 16 marzo. Nonostante il lockdown Francesco Papini, 62 anni, è nel suo studio medico sugli scali del Corso a Livorno insieme a una cliente che ha subito un lieve incidente a novembre. L’obiettivo – è l’accusa – «è gonfiare» l’entità del danno. Nell’ambulatorio i carabinieri hanno sistemato da tempo delle cimici per ascoltare e registrare le conversazioni del professionista, arrestato all’alba di ieri e considerato il capo della triade composta dalla moglie Cinzia Allegranti, 58 anni, e dall’avvocato Serena Cantini, 42, a capo della presunta associazione per delinquere della maxi truffa dei falsi incidenti per incassare un premio più alto dalle assicurazioni. Settantanove le persone indagate.
Il giorno successivo – scrive il giudice Antonio Del Forno nell’ordinanza di custodia cautelare – è fissata la visita (poi rinviata) dal medico fiduciario della Unipol-Sai Andrea Farmalli, 63 anni, indagato per associazione e per il quale lo stesso giudice ha disposto la sospensione dalla professione per un anno. Papini, come per le altre trentacinque truffe che gli investigatori contestano, fa alla cliente un sorta di bignami sul comportamento da tenere.
Le ricorda – ad esempio – di essere stata visitata dall’ortopedico Luca Biscioni, persona – scrive il giudice – sconosciuta alla cliente. Si rallegra con lei per il fatto che l’emergenza coronavirus, costituirà «per loro un vantaggio in quanto i periti delle compagnie non si recano nelle carrozzerie per visionare i veicoli incidentati». La informa inoltre che se il dottor Farmalli, dopo la visita non redigerà una perizia favorevole non prenderà il compenso che il solito Papini gli corrisponde: «Però i vaini – dice in slang molto livornese – se ’un scrive ’un li puppa, sicché vedrai ci dà...». Inoltre la istruisce su che tipo di dolori accusare durante la visita e di ripetere di aver svolto fisioterapia al centro Fisiosport di Luciano Bientinesi. E per concludere la tranquillizza «di aver fatto sostituire i cd relativi agli accertamenti diagnostici».
Questo tipo di approccio si ripete praticamente sempre nei trentacinque episodi che i carabinieri coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci contestano ai 79 indagati tra cui figurano medici, avvocati, professionisti e un lungo elenco di amici di amici che secondo gli investigatori si sarebbero prestati a taroccare i referti.
«Il modus operandi dell’organizzazione – si legge – consiste invero nell’aggravare in maniera rilevante o addirittura nel creare dal nulla postumi invalidanti di incidenti stradali o domestici così da ottenere risarcimenti gonfiati, la cui metà secondo accordo predefinito all’inizio della pratica assicurativa, spetta al cliente danneggiato, mentre l’altra metà è del Papini, il quale, una volta riscossa la somma, provvede a spartirla tra medici, i tecnici e gli altri soggetti che hanno contribuito all’ottenimento del risarcimento gonfiato». Da questa spartizione resterebbero fuori gli avvocati come Massimo Rachini, Nicola Vironetti, Andrea Nelli, la stessa Cantini e Silvia Travison che però – secondo l’accusa – avrebbero avuto il loro tornaconto nel percepire le spese legali liquidate dalle stesse assicurazioni. —
Federico Lazzotti
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