Sicurezza
Viareggio, il marito la picchia, salvata da una telefonata
Ha chiamato le operatrici della Casa delle donne riunite su Skype in piena quarantena: è stata soccorsa e protetta
VIAREGGIO. Il periodo del tutti chiusi in casa per pandemia da Covid-19 è appena iniziato e le operatrici della Casa delle donne e del suo Centro anti violenza “L’Una per l’altra” sono riunite on line, via Skype. C’è da affrontare il momento difficile per i servizi di consulenza legale e psicologica che il Centro mette a disposizione e riorganizzare orari e lavoro, adesso che le donne sono bloccate in casa anche con uomini violenti o dai quali avevano intenzione di separarsi. La chiamata di aiuto arriva nel mezzo del collegamento: al numero di emergenza c’è una donna, il marito la sta massacrando di botte, lei sta tentando la fuga, chiede di essere soccorsa.
Immediata la segnalazione alle forze di polizia, il loro intervento, il passaggio in Pronto soccorso, attivando l’intera rete che si stringe intorno alle donne vittime di violenza anche in Versilia.
La donna - hanno raccontato ieri le operatrici della Casa delle donne - «è stata poi messa in protezione, così come i suoi figli».
Sono state 90 le donne accolte dai servizi della Casa delle donne tra gennaio e metà giugno 2020, e di queste 46 si sono rivolte alla Casa per la prima volta. Durante il periodo dei tre mesi del lockdown vero e proprio sono state 28 le donne che hanno fatto riferimento al Centro anti violenza.
«Una mattina», ricostruiscono le operatrici, «abbiamo trovato quattro donne alla Casa, arrivate a mezz’ora di distanza l’una dall’altra e tutte con situazioni abbastanza complesse. Per tutti e quattro i casi è stato necessario attivare l’interlocuzione con i servizi sociali e le forze polizia». Ed è stato solo il bilancio di una singola mattinata, dopo i mesi di chiusura in casa con partner violenti, non solo fisicamente.
Come nel caso della donna che ha ringraziato - a lockdown finito - per la possibilità di contattare le operatrici attraverso il numero whatsapp (3343485842) che rimane attivo anche oggi che l’emergenza sanitaria è in via di superamento. «Ci contattavano le donne quando riuscivamo ad uscire per portare fuori il cane», raccontano ancora le operatrici. Nel caso del ringraziamento ricevuto si trattava «di una donna che avrebbe dovuto sperarsi poco prima del lockdown, decisione alla quale era arrivata per le gravi violenze psicologiche cui era sottoposta in un ambiente, peraltro, decisamente benestante. L’emergenza da virus l’ha costretta in casa, come accaduto ad altre donne, insieme al marito con il quale aveva deciso di non vivere più».
Oggi che l’emergenza sanitaria, il lavoro che in molti casi non c’è più, i bambini a casa, l’appello che Ersilia Raffaelli, presidente della Casa delle donne lancia, ha destinatari precisi: «La violenza domestica non é mai silente. Le cose si sanno. I vicini di casa, chi vive negli stessi condomini, continuino a farsi vivi con la Casa delle donne, o ci vengano a trovare. È importante fare sapere alle donne che non sono sole».
Un modo per farlo è destinare il 5 per mille alla associazione Casa delle donne, che vive per la gran parte grazie alle tante donazioni che arrivano dal territorio. Ma non è mai abbastanza, sottolinea Raffaelli, perché «uscire dalla violenza richiede un lavoro ed un casa. Per questo chiediamo ai sindaci della Versilia di essere presenti». —
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