Dati contro il Coluccini: pentito di averlo sostenuto
L’ex leghista parla del rapporto con il sindaco e con il partito che accusa di non aver dato spazio alle sue proposte
Massarosa
Appena un anno fa il sindaco Alberto Coluccini presentava la propria giunta e adesso si ritrova con una crisi politica. A scuotere tutto è stato Sisto Dati, da trent’anni in consiglio comunale. Ma Dati non è uomo da starsene in silenzio.
Perché ha deciso proprio adesso di entrare in conflitto con i suoi ex alleati?
«Da un anno a questa parte l’amministrazione non è riuscita a combinare niente. Non c’è stata nessuna idea o proposta che abbia veramente pensato al bene dei cittadini. Nessun piano di rilancio».
Perché non ha aperto un dialogo all’interno del partito o con il sindaco?
«Perché è impossibile. Non è ammesso il dissenso in nessuna forma. O si va avanti sulla strada tracciata o niente. In maggioranza è stato imposto il silenzio su qualsiasi questione in attesa delle Regionali. Ho aperto lo scontro perché ne faccio una questione di salvaguardia della democrazia»
Eppure lei ha fatto campagna elettorale per questo sindaco?
«Sì, l’ho fatta. Ma questo non vuol dire che io abbia veramente creduto in lui. A mio parere non era la persona giusta da candidare. Il mio partito aveva scelto e io mi sono adeguato. Ma le mie azioni fanno capire bene che me ne pento»
Si pente anche di aver votato il dissesto?
«No, quello è un fatto inoppugnabile. È semplicemente la realtà creata dalle amministrazioni di centrosinistra. Tuttavia è vero che accanto alla dichiarazione ci doveva essere anche un progetto di ripartenza, un’idea di come si vuole la Massarosa del futuro. Cosa che il sindaco ha dimostrato di non avere»
Usa parole molto forti, lei che soluzioni avrebbe per il rilancio e perché non le ha proposte quando era in maggioranza?
«In un anno non è stata riorganizzata la macchina comunale: era necessario puntare sull’Urbanistica, unico vero settore che avrebbe portato della liquidità sul territorio. Ci sono anche dei progetti milionari, si poteva arrivare a tre milioni, ma che sono stati ignorati. Io le proposte le ho fatte, ma senza essere ascoltato».
E che dice della mozione contro il presidente del consiglio Marlia?
«Non è una provocazione. Si tratta di una critica in cui credo: in più di un’occasione ha dimostrato di non essere super partes. Le prime avvisaglie c’erano nel momento in cui ha votato sulla richiesta di dimissioni dei consiglieri di opposizione che appartenevano alla vecchia amministrazione. Quelle persone hanno sbagliato ma se sono lì è perché i cittadini li hanno votati e il voto dei cittadini va rispettato». —
C.B.
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