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Torna sul palco dopo tre mesi «Sarà diverso, forse meglio»

g.n.

Abramo Butrichi, della scatenata band La bicicletta a righe,  sabato riprende i suoi live ma con regole nuove: musicisti seduti e a distanza di un metro

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viareggio

«Siamo musicisti: improvviseremo». Parrebbe una frase buttata lì, nel bel mezzo di una chiacchierata riflettendo su come sarà cantare e suonare dal vivo nel post-pandemia. Per Abramo Butrichi, invece, è la restituzione verbale dell’inclinazione, personale e artistica, alla positività.

Da sabato potrà ricominciare a dar voce alle proprie emozioni di fronte ad un pubblico, a distanza di oltre tre mesi dall’ultima volta. Certo, il contesto rispetto a quello abituale cambierà eccome, ma i paragoni sono un puro esercizio di immaginazione, perché il passato restituisce istantanee di serate vissute e fatte vivere, il prossimo futuro, invece, è una scatola vuota ad oggi riempibile unicamente con suggestioni limitate da un insieme di disposizioni che lasciano poco margine. Anche al fervore della mente. «Cambierà il modo di proporre la musica e di comunicarla. I lati positivi ci sono quasi sempre, bisogna solo sforzarsi di trovarli. Questa situazione così inedita introdurrà nuove opportunità: noi artisti dovremo essere bravi a saperle individuare e sfruttare».

La prima performance live dopo la pandemia di Abramo Butrichi si svolgerà all’H2NO, bar-enoteca di via Garibaldi a Viareggio. Sonorità acustiche dall’inizio alla fine, assieme a Elia Pucci. Una riunione a metà per “La bicicletta a righe”, gruppo che da anni fa ballare, cantare e divertire centinaia di giovani in svariati locali. Una prassi da dimenticare per un periodo di tempo non meglio definito. Dovrà essere fisicamente distante Abramo. Dal chitarrista e dal pubblico, che le sue esibizioni dal vivo era solito godersele in piedi, in uno spazio talvolta inferiore a quello vitale, ma non importava, perché ci si divertiva e andava benissimo così. Da sabato e per le prossime volte, toccherà restare seduti, quasi fosse uno spettacolo. «In questo modo sarà più facile per me trasmettere ciò che realmente sento attraverso le canzoni, il pubblico presterà maggiore attenzione».

Un coinvolgimento emotivo e cerebrale potenzialmente tale da creare una profonda intimità, prossima all’empatia. Modifiche sostanziali di contesto che ne implicano altri, di natura organizzativa. «In generale i cachet subiranno una riduzione e a risentirne saranno soprattutto i gruppi. Rimango comunque ottimista, percepisco del fermento, vedo che si sta ricominciando ad organizzare delle serate e questo è un segnale incoraggiante. La musica può essere una leva per la ripartenza, un modo per riavvicinare idealmente le persone». Confidando che la fase interlocutoria, «nella quale mi auguro di non dovere fare l’assistente civico tra una canzone e l’altra», duri il meno possibile, per ritrovare una normalità che però oggi appare ancora lontana. Troppo. —

g.n.

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