Il Tirreno

Versilia

botta e risposta 

Consorzio di bonifica: «Non è colpa nostra se c’è il lavarone»

Il sindaco pronto a chiedere un risarcimento per sfalci  e detriti trascinati sulla spiaggia dall’ultima mareggiata

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PIETRASANGTA

Per il sindaco Giovannetti e l’associazione dei balneari la responsabilità del lavarone che ha invaso la spiaggia di Marina è evidente: «È chiaro – ha ribadito ieriil primo cittadino - che non si tratta del lavarone a cui siamo abituati ma di sfalci e detriti derivanti dalla pulizia di canali e fossi che il maltempo ha trascinato fino al mare e poi sulle nostre spiagge. Il Consorzio di Bonifica deve compartecipare ai costi che dovremo sopportare per rimuovere l’enorme quantità di detriti e cumuli di sfalci e deve assumersene la responsabilità nei confronti dei cittadini e delle imprese. Non possono pensare che siano sempre i comuni a pagare le inefficienze di altri enti».

Un vero e proprio atto di accusa a cui il Consorzio risponde così. «Capiamo perfettamente le difficoltà che i balneari, come tutte gli esercenti economici, stanno vivendo in questa fase di crisi dovuta al Covid. Anche per questo, il Consorzio ribadisce, come ha sempre fatto, la sua piena disponibilità a collaborare, in tutti i modi e le forme possibili. La sinergia, però, deve essere nella verità e nella correttezza. Sul tema del lavarone, è impensabile imputare all’Ente consortile responsabilità, che in realtà non ha. Non solo tali affermazioni sono ingiuste: non capire la reale portata del problema, rischia soprattutto di rinviare ulteriormente la capacità di trovare finalmente soluzioni ancora più efficaci».

«È storicamente assodato - scrive il Consorzio di Bonifica 1 Toscana Nord - che la formazione di tale materiale sulle spiagge è da sempre avvenuta, ben prima della nascita dei consorzi di bonifica, in quanto fatto naturale, ed a conferma di ciò, anche quest’anno come tutti gli anni, ben prima dell’inizio delle attività di manutenzione del consorzio, erano già presenti sul litorale quantità enormi di lavarone che non potevano essere certo attribuite all’attività del consorzio considerato che lo stesso non svolgeva alcuna attività manutentiva. La conferma inequivocabile che è un fatto naturale si ha proprio dall’evento alluvionale che si è abbattuto in questi giorni nel nostro comprensorio: basta guardare le immagini dei fiumi in piena nell’Alta Versilia, dei ponti occlusi da centinaia di tronchi nel bacino del Serchio, per vedere con quale enorme forza la corrente strappa tronchi, alberi, erba dalle sponde e le trascina al mare. Altro che i trattori del consorzio di bonifica. Così come appare altresì, seppur ovvio, evidenziare che nel comprensorio consortile sono svolte una serie di attività (sfalci di erba nei giardini, potature ecc..) da soggetti pubblici e privati che producono materiale organico che finisce nei corsi d’acqua. Attività che a differenza di quella consortile non ha alcun monitoraggio né controllo su modalità e tempi di esecuzione. Al contrario il consorzio, attraverso l’iniziativa “salviamo le tartarughe marine”, assieme alle associazioni di volontariato, raccoglie ogni anno decine di quintali di rifiuti urbani dalla sponde che finirebbero in mare. Inoltre, con suoi impianti sgrigliatori alle idrovore, solo in Versilia, il Consorzio ogni anno riesce a trattenere (evitando che finiscano in mare e in spiaggia) qualcosa come 13mila quintali di rifiuti, accollandosi a pieno l'onere economico dello smaltimento. Ciò significa che, insieme, non possiamo fare ancora di più e di meglio? Affatto. Dobbiamo però renderci conto che evitare le strumentali polemiche, rappresenta il primo passo per strutturare soluzioni condivise. Il Consorzio, ad esempio, ha già fornito la sua piena disponibilità a lavorare alle ipotesi di costruzione di impianti per produrre compost dal lavarone. Quindi la nostra proposta è: evitiamo per favore i facili scaricabarili; avviamo invece una collaborazione seria ed oggettiva, per il bene esclusivo del nostro territorio e di tutti i cittadini». —



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