Sicurezza
Scuole pubbliche e private, mesi duri ma bilancio positivo
Tanta voglia di ritrovarsi sui banchi dopo i mesi passati on line anche se questo comporterà lavorare sulla sicurezza degli istituti
il dibattito
La scuola italiana non era attrezzata per un evento del genere, ma si è attrezzata per rispondere positivamente e in breve tempo all’emergenza. Le prime domande sono state: “Per quanto tempo? Come? In quali modalità?”. Cosa hanno fatto, dunque, le scuole? Ad un tratto, tutti si sono uniti per trovare soluzioni immediate, prendere decisioni e programmare il futuro. Dalle scuole primarie alle secondarie di II° grado è partita la didattica a distanza, con l’utilizzo di piattaforme con videochiamate, da Google Suite a Jitsi, e poi Zoom, Axios Impari, Spaggiari e tante altre per caricare compiti e fare esercitazioni. Due esempi, tra pubblico e privato, per raccontare cosa sono stati questi mesi di scuole chiuse ma lezioni aperte.
L’Istituto comprensivo Marci Polo–Viani, testimonia il dirigente Antonio De Bidda, ha organizzato una didattica a distanza grazie a Google Suite che, fortunatamente - sottolinea De Bidda - «era già in fase di progettazione da dicembre». Partenza da subito con un orario strutturato per tutte le classi, con collegamenti live e non, in fascia oraria 9-13 e docenti che oggi si dicono soddisfatti e sottolineano la capacità dei ragazzi di adattarsi al cambiamento.
Anche l’Istituto privato Manetti ha lavorato e lavora a distanza, offrendo - grazie a docenti e collaboratori - tutte le mattine lezioni live, dal lunedì al venerdì. Esercitazioni, test e verifiche costanti garantiscono il completamento dei programmi scolastici, tutto attraverso Weschool, come spiega la coordinatrice: «Si tratta di una piattaforma facile da gestire, molto completa ed efficace. Siamo in contatto costante con le famiglie con report settimanali». L’Istituto privato pensa già al futuro: Franco Manetti comunica il suo impegno per il prossimo anno scolastico a lavorare in sicurezza e nel rispetto delle normative. Nell’immediato, «l’obiettivo è offrire maggiori servizi: spazi adeguati, impianti di sanificazione e piattaforma didattica di supporto tutto l’anno».
Bilancio positivo, insomma, ma con tanta voglia di tornare sui banchi, ritrovarsi nei cortili, nelle aule, nei corridoi, sentire le voci dei compagni e dei colleghi, scambiarsi opinioni, fare progetti. Ma, soprattutto, non dover usare più l’espressione “distanza sociale”. —
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