Gioco
La scelta di Viareggio per la repubblica: un verdetto schiacciante al referendum
Solo un cittadino su tre optò per la monarchia. Alle elezioni comunali di pochi mesi prima prevalse il fronte Pci-Psi
VIAREGGIO. Il 2 giugno ricorre il settantaquattresimo anniversario della Repubblica Italiana, in quella data si svolse il referendum che con il voto popolare condusse alla elezione dell’Assemblea Costituente.
Fu una votazione storica perché si trattò di scegliere la forma dello Stato, Monarchia o Repubblica, ma anche perché le donne si recarono in massa alle urne. Comunque le donne avevano già espresso il diritto di voto alle elezioni comunali della primavera del 1946, le prime dopo la caduta del fascismo in Italia e la fine della Seconda guerra mondiale.
Ma vediamo, in breve, i risultati, a Viareggio di queste due importanti tornate elettorali.
Nenni e Bibolotti a Viareggio
Nei giorni 24 e 25 marzo 1946, dopo venticinque anni a Viareggio si andò nuovamente a votare per l’elezione del consiglio comunale. Nonostante i mille problemi del dopoguerra, il profumo della ritrovata libertà aprì il cuore alla speranza nel futuro. E le elezioni amministrative rappresentarono un momento di democrazia che Viareggio visse intensamente in un clima di grande maturità politica. Chiuse la campagna elettorale dei partiti socialista e comunista un comizio dove presero la parola Pietro Nenni, vice presidente del consiglio, e Aladino Bibolotti, membro della sezione centrale del Partito comunista italiano. Nenni concluse il suo intervento “affermando la certezza che il popolo viareggino saprà trovare l’occasione delle elezioni prima amministrative e poi politiche per un giusto orientamento verso la maturazione di una politica progressiva per il pieno interesse della classe lavoratrice”. Per la Democrazia Cristiana, in piazza del Mercato Nuovo, parlarono l’avv. Merlini e Vera Dragoni, candidata per il Comune di Firenze, che auspicò “di vedere finalmente soddisfatte le legittime esigenze delle classi più sacrificate dalla guerra e dal fascismo”.
La vittoria del Fronte popolare
Su un totale di 26509 elettori – 12047 uomini e 14462 donne – si recarono alle urne in 21324 (con una percentuale di oltre l’80%). Lo spoglio delle schede diede il seguente risultato: Democrazia Cristiana 8250 voti, Partito Comunista 7073, Partito Socialista 4444, Partito Repubblicano 932, schede bianche e nulle 606, contestate 17.
In Consiglio Comunale la Democrazia Cristiana ebbe 16 rappresentanti: Corrado Ciompi, Egidio Giannecchini, Ottorino Ciabattini, Silvio Del Prete, Gastone Talozzi, Giocondo Petralti Bonuccelli, Mario Vannucci, Giuseppe Giannini, Pacifico Lippi, Alfredo Pescaglia, Antonio Cinquini, Eugenio Pezzini, Antonio Catelli, Carlo Malfatti, Bruna Morandi, Ferruccio Orlandi.
Il partito Comunista 14 consiglieri: Alessandro Petri, Dario Billet, Manlio Baccelli, Antonio Giorgetti, Roberto Goldoni, Raffaello Barsella, Alfredo Sbrana, Giovanni Mansueto Marcucci, Nerina Giannessi, Amilcare Cipriani, Giuseppe Giuffreda, Emilio Battaglia, Andrea Vannucci, Adolfo Volpe.
Per il Partito Socialista 9: Angelo Giorgetti, Oberdan Bertuccelli, Giov.Battista Guardone, Giulio Giannessi, Elpidio Jenco, Umberto Tomei, Narciso Bertacca, Piero Pieri, Maurizio Luporini.
Al Partito Repubblicano andò un solo consigliere: Renato Tomei.
Due donne elette
I 40 eletti, due furono le donne, si riunirono il 6 aprile per l’insediamento del nuovo Consiglio Comunale e per l’elezione del Sindaco e della Giunta Municipale.
L’adunanza fu presieduta dal consigliere anziano avv. Silvio Del Prete che procedette alla proclamazione degli eletti secondo la graduatoria che teneva conto delle preferenze ottenute. Al primo posto Alessandro Petri, del Partito Comunista con 11894 voti, seguito da Corrado Ciompi, della Democrazia Cristiana con 9432 preferenze, ultimo il rappresentante del Partito Repubblicano Renato Tomei con 1061 voti.
Giulio Giannessi in quanto controllore del Casinò municipale rinunciò alla carica di consigliere e fu sostituito con il candidato primo dei non eletti della lista del Partito Comunista: Gianfranco Brozzi.
Petri sindaco
Successivamente si procedette all’elezione del Sindaco e della Giunta Municipale.
Fu proclamato Sindaco Alessandro Petri con 24 voti (sedici furono le schede bianche) che nel 1944 era già stato nominato “sindaco provvisorio” dal Comitato di Liberazione Nazionale e poi sostituito dall’avv. Corrado Ciompi per ordine del Governatore militare alleato.
Seguirono le votazioni per la composizione della Giunta municipale con l’elezione degli assessori Angelo Giorgetti, Dario Billet, Oberdan Bertuccelli, Giov. Battista Guardone, Giuseppe Giuffreda e Andrea Vannucci. Assessori supplenti furono nominati Giovanni Mansueto Marcucci e Umberto Tomei.
L’omaggio a Salvatori
In chiusura il consigliere Manlio Baccelli propose, come primo atto della nuova amministrazione, di inviare un “saluto ed un augurio all’avv. Luigi Salvatori che con la parola e con l’esempio attraverso galera ed esilio ha fatto sì che le masse lavoratrici di Viareggio acquistassero una coscienza politica attraverso la quale noi tutti abbiamo raccolto i voti”.
Ricordiamo che Luigi Salvatori dopo la Liberazione, per le sue gravi condizioni di salute, non aveva potuto la candidatura per l’elezione dell’Assemblea Costituente, e che cessò di vivere il 20 luglio dello stesso anno.
Il trionfo della repubblica
Per il referendum costituzionale, a Viareggio, su 23.478 votanti, 16.148 si espressero in favore della repubblica, 6.117 voti andarono alla monarchia, i voti dichiarati non validi furono 1213, di cui 1.062 schede bianche.
Il Consiglio Comunale di Viareggio, nella seduta del 1 luglio 1946, presieduta dal sindaco Alessandro Petri, fece proprie le parole del consigliere dott. Eugenio Pezzini, che a nome del gruppo della Democrazia Cristiana, “facendosi interprete del sentimento della popolazione viareggina” rivolse “un saluto riverente ed un augurio fervido agli uomini che in questi giorni hanno iniziato i lavori che dovranno portare alla compilazione della carta Costituzionale Italiana che dovrà sancire i principi di libertà di fratellanza e di solidarietà per i quali abbiamo dato il nostro suffragio e per i quali la Repubblica è scaturita come espressione non solo di pura giustizia ma come aspirazione di amore e di progresso”.
Fra gli uomini impegnati nei lavori della Costituente ricordiamo il deputato socialista Leonetto Amadei, eletto nella circoscrizione versiliese.
Il referendum comune per comune
In Versilia il referendum istituzionale diede i seguenti risultati:
Camaiore: su 13.946 votanti, 5.276 elettori si pronunciarono per la repubblica, 7.510 per la monarchia, le schede invalidate furono 1.160, delle quali 992 bianche.
Forte dei Marmi: votanti 4.269, per la repubblica 2.731, per la monarchia 1.116, voti non validi 422, di cui 393 schede bianche.
Massarosa: votanti 8.464, per la repubblica 3.927, per la monarchia 3.797, non valide 741, di cui 646 bianche.
Pietrasanta: votanti 13.185, per la repubblica 8.509, per la monarchia 2.996, non valide 1.507, schede bianche 1680.
Seravezza: votanti 7.206, per la repubblica 4.785, per la monarchia 1.649, non valide 772, schede bianche 674.
Stazzema: votanti 4.357, per la repubblica 2.515, per la monarchia 1.272, non validi 573, bianche 75.
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