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Versilia

il ringraziamento alla sua squadra 

Il primario Buzzigoli: la nostra lotta al Covid come quella del 29 giugno

Il primario Buzzigoli: la nostra lotta al Covid come quella del 29 giugno

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viareggio

29 giugno 2009, 4 marzo 2020. Due date che resteranno impresse nella mente del personale di Anestesia e rianimazione del Versilia e del primario Stefano Buzzigoli. Che ringrazia ancora tutta la sua squadra.

«Come allora adesso, due eventi drammatici, inattesi, imprevedibili – scrive Buzzigoli – La notte delle fiamme devastanti del 29 giugno ha strappato vite, squarciando il cuore buio delle calde ore d’estate appena rigenerate dalla piacevole brezza notturna. In poco tutto si è consumato con ceneri, macerie, devastazione e vittime. Un bombardamento aereo come tanti in tante guerre si sono visti e purtroppo ancora si vedono. 4 Marzo 2020: arriva in terapia intensiva il primo paziente grave per Covid-19. Poco ancora si sa di questo flagello, che esploderà presto con una ferocia inaudita per espandersi invisibile e spesso mortale tra gli uomini arrivando rapidamente in ogni parte del mondo».

«Due eventi diversi nelle cause, dinamiche e durata ma entrambi inimmaginabili per dimensioni che inizialmente prendono tutti alla sprovvista e nessuno è mai pronto – prosegue Buzzigoli – Ebbene in entrambi i casi, ed in particolare nella battaglia di mesi contro questo terrificante e micidiale virus, siamo usciti vincitori. Contando sicuramente vittime, ma anche superstiti sopravvissuti alle cure. E la prima e più importante terapia formidabile si è chiamata appartenenza. Abbiamo lottato e creduto uniti in quello che facevamo e abbiamo fatto insieme quello in cui credevamo».

«Giovedì 21 maggio è uscita l’ultima paziente Covid ricoverata in terapia intensiva in buona salute. Un grazie di cuore al mio personale medico che con competenza ha dato il massimo in assistenza ed ore ed un grazie particolare ai miei infermieri tutti, compresi i rinforzi esterni ricevuti da altri reparti, operatori sociosanitari, personale delle pulizie che hanno vissuto lunghe ore nelle tute, mascherine, doppi guanti, caschi con interminabile fatica. Dedicandosi totalmente ai pazienti senza limiti. Siete stati anche ora come allora i grandi attori della rianimazione. Con coraggio e fatica avete compiuto un secondo miracolo, dimostrando a tutti che non siete supereroi, ma semplicemente uomini e donne: più che mai avete dato voi stessi e la vostra alta professionalità a chi lottava per vivere. Il tempo passerà e tutto si porterà via come sempre succede nella vita, ma come ho fatto per il 29 giugno anche adesso vi porterò sempre con me, sentendomi fiero di voi». —



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