Italia
«La Fase 1 mi ha reso una donna più consapevole»
forte dei marmi
Anna Vagli, come ha inciso il lockdown sul suo lavoro?
«Non ho mai smesso di lavorare. Certamente, alcuni impegni hanno inevitabilmente conosciuto una pausa per impossibilità di recarmi in carcere o nelle aule di un tribunale. Non sono però mancate le interviste, i collegamenti televisivi e radiofonici. Ho approfittato di questo pit-stop per lanciare una campagna, quando ancora nessuno ne parlava, a tutela delle vittime di violenza domestica. Ho spiegato con un video come, di fatto, l’isolamento, la convivenza forzata e l’instabilità socio-economica in emergenza Coronavirus, non avessero fatto altro che esporre maggiormente le donne ed i loro figli ad abusi. Quindi, mi sono attivata non solo per denunciare il fenomeno ma anche per porre le vittime in condizione di conoscere le modalità per sottrarsi alla violenza anche nella situazione che stavamo – e in parte stiamo – vivendo. Mi occupo di violenza di genere da anni e non potevo non sostenere le “mie donne” in un momento così duro e complicato. Personalmente, ho imparato, anche grazie al confronto, a guardare in faccia il dolore e la sofferenza senza voltarmi, a riorganizzare e a dare il giusto peso al tempo. Nei mesi precedenti al lockdown il mio lavoro mi ha portato in continuo movimento tra Roma e Milano. D’un tratto mi sono ritrovata bloccata tra le mura di casa. Ho riflettuto sulla continua corsa precedente e ho capito che molto spesso facciamo sforzi estenuanti per incastrare tutto al meglio. Ma siamo sicuri che sia il meglio? La Fase 1 mi ha reso di sicuro una donna più consapevole. Sono grata alla vita». —
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